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Cosa si intende per eventuali effetti a lungo termine dei CEM e perché questi sono esclusi dall’ambito di applicazione del D.lgs 159/2016?

Il  D.lgs 159/2016 ha recepito in Italia la  direttiva 2013/35/UE sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti da campi elettromagnetici.  La Direttiva Europea non affronta le ipotesi di effetti a lungo termine derivanti dall’esposizione a campi elettromagnetici, dal momento che non sono  attualmente disponibili  evidenze scientifiche consistenti dell’esistenza di una relazione causale. Tuttavia, nel caso in cui emergano prove scientifiche certe, la Commissione europea valuterà quali siano gli strumenti più appropriati per affrontare tali effetti, inclusa una possibile revisione dei valori limite di esposizione.

Per effetti a lungo termine si intendono gli eventuali effetti connessi ad esposizioni prolungate a campi elettrici, magnetici o elettromagnetici, anche  di intensità inferiore alle soglie di insorgenza degli effetti biofisici diretti e degli effetti indiretti presi in considerazione dalla Direttiva 2013/35/UE.

Per quanto riguarda i campi a bassa frequenza, alcuni  studi epidemiologici condotti principalmente su popolazioni residenti in prossimità di elettrodotti, hanno evidenziato un incremento del rischio di insorgenza di alcuni tipi di neoplasie - ed in particolare di leucemie infantili - correlabile ad esposizioni croniche ai campi magnetici a 50/60Hz.  Il fatto che ci si riferisse a sorgenti esterne e ad esposizioni all’interno delle abitazioni ha portato ad escludere il campo elettrico in quanto, a differenza del campo magnetico, questo risulta efficacemente schermato dalle pareti degli edifici. In base a tali studi l’incremento di rischio si verificherebbe per esposizioni a campi magnetici superiori alla soglia di 0,4 microtesla e crescerebbe in funzione dell’intensità dell’esposizione. L’insieme di questi studi è al momento oggetto di analisi più approfondite e di accurata revisione, al fine di valutare in dettaglio, e con criteri omogenei, l’associazione tra esposizione a campi magnetici ELF e rischio di neoplasie, mediante indagini che presentino la necessaria ripetibilità e accuratezza metodologica indispensabili per individuare una relazione dose-risposta attendibile. Questa problematica riveste particolare importanza anche in considerazione del fatto che a 50 Hertz il livello di riferimento per la popolazione definito nelle linee guida ICNIRP del 1998 è pari a 100 microtesla e cioè 250 volte più grande della soglia di 0,4 microtesla individuata nei succitati studi epidemiologici.

Un’altra tipologia di possibili effetti a lungo termine dei campi elettromagnetici  a bassa frequenza, in corso di studio, è rappresentata dalle malattie neurodegenerative ed in particolare dalla sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e dal morbo di Alzheimer. Tra le popolazioni lavorative maggiormente di interesse per tali studi rientrano i saldatori ed i manutentori delle linee elettriche, considerate le elevate esposizioni a CEM a basse frequenze che si riscontrano spesso per tali lavorazioni. La difficoltà nell’eseguire studi epidemiologici su questi effetti è dovuta anche all’assenza di registri nazionali di tali patologie, contrariamente a quanto avviene per i tumori. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o World Health Organization, WHO in inglese) evidenzia alcune questioni ancora aperte riguardo effetti sanitari diversi dalle patologie oncologiche, come ad esempio disordini neurodegenerativi, differenze nei tempi di rilascio della melatonina, alterazioni nel controllo autonomico del cuore e variazioni nel numero delle cellule “natural killer”.

Per quanto riguarda i campi ad alta frequenza (radiofrequenze e microonde)  gli studi si sono recentemente concentrati sulla valutazione dei potenziali effetti cancerogeni legati all’uso dei telefoni senza fili (cellulari e cordless), a partire da quelli relativi alla insorgenza di tumori del cervello, come il glioma. Le attuali conclusioni del gruppo di lavoro IARC si sono basate su diversi studi, principalmente retrospettivi, ed in particolare sullo studio multicentrico interphone, che ha coinvolto anche l'Italia. Si è ritenuto che i risultati emersi, non potessero essere dovuti solo a distorsione presente negli studi (i quali, essendo di tipo retrospettivo, risentono di problemi di selezione dei soggetti e di raccolta delle informazioni sulla esposizione, etc.) e che invece indicassero una possibile relazione causale fra glioma e uso del cellulare, in particolare per gli utilizzatori da più lungo tempo o tra coloro che ne fanno uso intensivo.  Ugualmente si è ritenuta non accertata ma da indagare ulteriormente - e dunque "possibile"-  la relazione tra esposizione a CEM e l'insorgenza di un altro tra i tumori cerebrali più studiati, cioè il neurinoma acustico. Pertanto in sede internazionale lo  IARC classifica attualmente sia i campi magnetici ELF (basse frequenze) che i campi a radiofrequenza non nella fascia di “probabile cancerogeno” (classe 2A), classe  in cui è ad esempio sono inclusi anche  il consumo di carne rossa, nitriti e nitrati,  ma nella fascia per cui la cancerogenicità e ancora molto dubbia e di incerta definizione, la Classe 2B: “possibile cancerogeno”, classe in cui ad esempio sono inclusi anche l’assunzione di caffé e l’estratto di  foglie di aloe.  Si ricorda che la classificazione IARC parte dalla fascia  1A “cancerogeno certo” in cui sono classificati ad esempio l’amianto, tutte le sostanze radioattive e le radiazioni ionizzanti,  le radiazioni ultraviolette  solari ed artificiali e tutti gli agenti e i fattori espositivi riconosciuti come certamente cancerogeni in relazione alle evidenze sperimentali ed epidemiologiche scientificamente accertate.

Nel seguito si riporta l’attuale classificazione IARC per i campi elettrici e magnetici.

Tabella 1: la classificazione IARC per i campi elettromagnetici.

Agente fisico

Classificazione IARC

Campo magnetico a 50-60 Hz

Gruppo 2B: possibile cancerogeno per l’uomo

Campo elettromagnetico ad alta frequenza

Campo elettrico a bassa frequenza

Gruppo 3: non classificabile come cancerogeno per l’uomo

Campo elettrico e magnetico statico

 

Anche le conclusioni dell’ultimo rapporto SCENIHR del 2015 concordano con tali conclusioni sostenendo che “Overall, the epidemiological studies on mobile phone RF EMF exposure do not show an increased risk of brain tumours. Furthermore, they do not indicate an increased risk for other cancers of the head and neck region. Some studies raised questions regarding an increased risk of glioma and acoustic neuroma in heavy users of mobile phones. The results of cohort and incidence time trend studies do not support an increased risk for glioma while the possibility of an association with acoustic neuroma remains open. Epidemiological studies do not indicate increased risk for other malignant diseases, including childhood cancer.” La letteratura sul tema è comunque in continuo e costante aggiornamento.

Sulla base di tali considerazioni i possibili  “effetti a lungo termine” attualmente in fase di studio ed approfondimento non possono essere presi in considerazione dagli attuali standard radioprotezionistici internazionali e conseguentemente dalle normative di prevenzione e protezione, essendo di fatto impossibile individuare –allo stato attuale delle conoscenze- eventuali  valori limite di esposizione ed essendo ancora da individuare appropriati  parametri valutativi del rischio e le appropriate metriche espositive da impiegare al fini di garantire l'effettuazione di studi epidemiologici e sperimentali consistenti. Bisogna considerare in merito che per qualsiasi fattore di rischio i  valori  limite di esposizione possono essere stabiliti solo se sono noti con accettabile grado di incertezza e sono accertati con il dovuto rigore scientifico  i meccanismi di azione, i valori di soglia, i metodi valutativi  e le plausibili relazioni dose-risposta. Allo stato attuale delle conoscenze sull’esposizione umana a CEM ciò è possibile solo per gli effetti biofisici diretti e per gli effetti indiretti presi in considerazione dalla vigente normativa.

 

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