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Cosa si intende per eventuali effetti a lungo termine dei CEM e perché questi sono esclusi dall’ambito di applicazione del D.lgs 81/08 e s.m.i. (A.3)?

Il D.Lgs. 81/08 è stato modificato dal D.lgs 159/2016 che a sua volta ha recepito la Direttiva Europea 2013/35/UE sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti da campi elettromagnetici. L’ambito di applicazione della Direttiva 2013/35/UE non include gli effetti a lungo termine, dal momento che non sono  attualmente disponibili  prove scientifiche accertate  dell’esistenza di una relazione causale. Tuttavia, nel caso in cui emergano tali prove scientifiche certe, la Commissione europea valuterà quali siano gli strumenti più appropriati per affrontare tali effetti.

Per effetti a lungo termine si intendono gli eventuali effetti connessi ad esposizioni prolungate a campi elettrici, magnetici o elettromagnetici, anche di intensità inferiore alle soglie di insorgenza degli effetti biofisici diretti e degli effetti indiretti noti oggetto delle disposizioni del D.lgs. 81/08.

Per quanto riguarda i campi a bassa frequenza (ELF), alcuni studi epidemiologici, condotti principalmente su popolazioni residenti in prossimità di elettrodotti, hanno evidenziato un incremento del rischio di insorgenza di alcuni tipi di neoplasie - ed in particolare di leucemie infantili - correlabile ad esposizioni croniche ai campi magnetici a 50/60 Hz. Il fatto che ci si riferisse a sorgenti esterne e ad esposizioni all’interno delle abitazioni ha portato ad escludere il campo elettrico in quanto, a differenza del campo magnetico, questo risulta efficacemente schermato dalle pareti degli edifici.

Nel 2001 la IARC, a seguito di un approfondito esame delle evidenze scientifiche fornite da studi epidemiologici e studi sperimentali, ha classificato i campi magnetici alle frequenze ELF nel Gruppo 2B (agenti possibilmente cancerogeni per l’uomo) e i campi elettrici alle frequenze ELF nel Gruppo 3 (agenti non classificabili in relazione alla loro cancerogenicità per l’uomo). La classificazione dei campi magnetici ELF come possibilmente cancerogeni per l’uomo è dovuta ad una “limitata” evidenza epidemiologica relativa alla leucemia infantile, mentre per quanto riguarda i tumori negli adulti l’evidenza è stata giudicata “inadeguata”. Le evidenze successive, tra le quali alcune recenti osservazioni sulla relazione tra tumori cerebrali negli adulti ed esposizione a campi magnetici ELF, che forniscono elementi contrastanti e non definitivi, sono in linea con la valutazione della IARC.

Un’altra tipologia di possibili effetti a lungo termine derivanti dall’esposizione a campi a bassa frequenza, in corso di studio, è rappresentata dalle malattie neurodegenerative ed in particolare dalla sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e dalla malattia di Alzheimer. Tra le popolazioni lavorative maggiormente di interesse per tali studi rientrano i saldatori ed i manutentori delle linee elettriche, considerate le elevate esposizioni a CEM a bassa frequenza che si riscontrano spesso per tali lavorazioni. La difficoltà nell’eseguire studi epidemiologici su questi effetti è dovuta anche all’assenza di registri nazionali di tali patologie, contrariamente a quanto avviene per i tumori.

Per quanto riguarda i campi ad alta frequenza (radiofrequenze e microonde)  va segnalato che nel 2011 la IARC, a seguito di un approfondito esame della letteratura scientifica relativa agli studi epidemiologici e sperimentali, ha classificato i campi elettromagnetici a RF come "possibilmente cancerogeni per l'uomo" (Gruppo 2B), essenzialmente per via dei risultati di alcuni studi epidemiologici sul rischio di glioma e di neurinoma del nervo acustico negli utilizzatori di telefoni mobili che fornivano un’evidenza considerata dalla IARC come “limitata”. Per quanto riguarda gli studi sugli utilizzatori di telefoni mobili in relazione ad altri tipi di tumore, nonché gli studi sulle esposizioni associate alle altre sorgenti di campi a RF occupazionali ed ambientali, i risultati non sono stati ritenuti indicativi di un'associazione causale o comunque le evidenze fornite non permettevano di trarre conclusioni. Inoltre, la IARC ha giudicato “limitata” (e quindi meno che “sufficiente”) anche l’evidenza di cancerogenicità proveniente da studi sperimentali su animali da laboratorio.

Le evidenze scientifiche pubblicate successivamente alla valutazione della IARC non supportano la possibilità del nesso causale più di quanto stabilito dalla IARC; al contrario, secondo la commissione di esperti SCENIHR che ha esaminato evidenze più recenti, tendono nel senso opposto.

Nel seguito si riporta l’attuale classificazione IARC per i campi elettrici e magnetici.

Tabella 1: la classificazione IARC per i campi elettromagnetici.

Agente fisico

Classificazione IARC

Campo magnetico a 50-60 Hz

Gruppo 2B: possibile cancerogeno per l’uomo

Campo elettromagnetico ad alta frequenza

Campo elettrico a bassa frequenza

Gruppo 3: non classificabile come cancerogeno per l’uomo

Campo elettrico e magnetico statico

 

Secondo l’ICNIRP, sulle cui linee guida si basa il razionale del sistema di protezione della Direttiva 2013/35/UE, l’assenza di un nesso causale accertato implica che gli effetti a lungo termine non possono essere gestiti mediante restrizioni delle esposizioni. L’ICNIRP considera infatti che, affinché gli effetti possano essere utilizzati per fissare limiti di esposizione, tali effetti debbano essere replicati indipendentemente, essere di sufficiente qualità scientifica ed essere coerenti con il quadro generale delle conoscenze scientifiche.

Bisogna considerare in merito che per qualsiasi fattore di rischio i valori limite di esposizione possono essere stabiliti solo se sono noti con accettabile grado di incertezza e sono accertati con il dovuto rigore scientifico i meccanismi di azione, i valori di soglia e le plausibili relazioni dose-risposta. Allo stato delle conoscenze sull’esposizione umana a CEM ciò è possibile solo per gli effetti biofisici diretti e per gli effetti indiretti presi in considerazione dalla vigente normativa.

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