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Con quali valori confrontarsi per gli effetti diretti e indiretti del campo magnetico statico (C.9)?

Per prevenire gli effetti diretti del campo magnetico statico, i VLE da applicare ai sensi del D.lgs 81/08 sono 2 T e 8 T secondo quanto riportato nella Tabella A1, Allegato XXXVI – Parte II effetti non termici.

Il valore di 2 T (valore di picco spaziale) è correlato alla prevenzione di nausea e vertigini dovute a disturbi sull’organo dell’equilibrio, e di altri effetti fisiologici, conseguenti principalmente al movimento del soggetto esposto all’interno di un campo magnetico statico. Si applica per l’esposizione della testa e del tronco dell’operatore e può essere superato, nel caso di attività lavorative che lo rendano necessario e su base temporanea, se vengono messe in atto adeguate procedure di lavoro che controllino gli effetti indotti dal movimento. In questi casi occorre fornire informazioni ai lavoratori sulla possibilità di sensazioni e sintomi transitori e, nel caso il lavoratore riferisca lacomparsa di sintomi transitori, aggiornare, se necessario, la valutazione dei rischi e le misure di prevenzione.

Il valore di 8 T (valore di picco spaziale) è volto a prevenire effetti avversi sulla salute ed è stato fissato dall’ICNIRP in conseguenza del deficit di conoscenze relative ad esposizioni superiori a questo limite e non deve mai essere superato, neanche nel caso di esposizione localizzata degli arti.

Nel 2014 l’ICNIRP ha pubblicato Linee Guida per la limitazione delle esposizioni ai campi elettrici indotti dal movimento in un campo magnetico statico. L’applicazione di queste Linee Guida, che prevedono restrizioni di base (concettualmente equivalenti ai VLE) e livelli di riferimento (concettualmente equivalenti ai VA) aggiuntivi rispetto ai VLE per il campo magnetico statico previsti dal D.lgs. 81/08, non è in ogni caso vincolante ma rappresenta un approfondimento su base volontaria.

Per quanto riguarda gli effetti indiretti del campo magnetico statico il D.lgs. 81/08 fissa i VA riportati nella Tabella B4, Allegato XXXVI – Parte II effetti non termici.

Si fa presente che sia il VA di 3 mT, sia il valore di 100 mT che caratterizza le sorgenti ad alta intensità, hanno una base empirica in quanto derivano da evidenze sperimentali riferite agli ambienti di Risonanza Magnetica in cui le sorgenti generano tipicamente livelli superiori ai 100 mT all’interno del gantry, e il campo disperso può superare anche di molto i 3 mT. Tali evidenze suggeriscono che, in pratica, effetti di attrazione su piccoli oggetti metallici hanno conseguenze trascurabili al di sotto dei 3 mT (NRPB, 1993). Più in generale si raccomanda, tuttavia, di prestare attenzione a questo rischio in presenza di livelli di induzione magnetica di qualche millitesla indipendentemente dalla tipologia di sorgente.

 

 

 

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