Nell’ambito del crescente impiego della tecnologia LED, sono stati recentemente introdotti sistemi innovativi per il monitoraggio e controllo dello stato di attenzione o sonnolenza dei conducenti dei mezzi di trasporto, basati su LED ad Infrarossi. La normativa di riferimento ai fini della valutazione della sicurezza fotobiologica dei sistemi LED ad IR è lo standard CEI EN 62471:2009 che fissa i criteri di classificazione delle lampade in relazione al rischio fotobiologico. Il presupposto dello standard per calcolare il danno alla retina è che per tempi superiori a circa 100 secondi i movimenti dell’occhio dovuti al compito visivo dell’operatore annullino la capacità dell’occhio di rimanere fisso sulla sorgente; di conseguenza la radiazione in entrata viene diluita su una porzione sempre maggiore di retina diminuendo in tal modo il livello di esposizione. Si noti che ciò è sicuramente verificato nel caso delle sorgenti di illuminazione, per le quali la visione della sorgente è del tutto casuale ed avviene in maniera del tutto accidentale volgendo lo sguardo verso di essa. D’altra parte anche i limiti presenti nell’allegato XXXVII D.Lgs. 81/08 considerano tempi fino a 1000 secondi per il danno termico alla camera anteriore dell’occhio e fino a 10 secondi per il danno termico alla retina. Tali tempistiche sono state scelte perché finora non si riteneva realistico avere esposizioni rilevanti per tempi superiori. Tuttavia in presenza di un sistema di monitoraggio progettato per irradiare in modo continuativo l’occhio dell’operatore, tali tempi possono essere ampiamente superati; di conseguenza il mero rispetto dei limiti di legge o la classificazione nel gruppo esente secondo lo standard CEI EN 62471:2009 non può bastare a valutarne correttamente il rischio. Si tenga inoltre presente che allo stato attuale non esistono studi sugli effetti di esposizioni croniche ad Infrarossi al di sotto degli attuali limiti di esposizione, che sono stati stabiliti per esposizioni oculari a sorgenti molto intense e per brevi durate (es. laser, corpi incandescenti) Alla luce di tali considerazioni, il rischio da esposizione a radiazioni ottiche introdotto dall’uso di tali apparati deve essere opportunamente controllato e gestito, individuando opportune procedure di acquisto, manutenzione ed impiego. Il personale dovrà essere opportunamente formato su tale rischio ed anche sulle modalità di riconoscere eventuali malfunzionamenti o anomalie che portino ad una variazione dell’emissione dell’apparato.
