La gestione del rischio dei sistemi di sanificazione dell’aria che utilizzano sorgenti UVC inserite nei sistemi di canalizzazione, può essere effettuata seguendo la norma IEC/EN 60335-2-65] e per le applicazioni industriali la norma EN ISO 15858 [; mentre la norma ISO 15714 fornisce un metodo di misura dell’efficienza dell’azione germicida. Invece per i sistemi UVC di sanificazione dell’acqua si può applicare la norma IEC/EN 60335-2-109. Nei sistemi di sanificazione inseriti nei condotti di ricambio dell’aria la radiazione può essere completamente confinata in modo tale che non vi sia alcuna esposizione agli UV. Conformemente ai criteri fissati dalla norma IEC/EN 60335-2-65, gli utilizzatori non dovrebbero mai avere accesso alla zona dove è presente emissione UVC da parte delle sorgenti; in caso di canali ispezionabili, è prescritto l’inserimento di interblocchi agli sportelli di accesso con segnaletica che indichi la possibile emissione di radiazione ultravioletta. L’installazione e la manutenzione di tali sistemi deve essere effettuata solo da personale qualificato e formato sui rischi specifici delle sorgenti UV, in quanto risulta evidente che in tali fasi potrebbe essere necessario disattivare i sistemi di interblocco. Anche in questo caso risulta importante il programma di manutenzione che da una parte deve assicurare il funzionamento dei sistemi di sicurezza e dall’altra assicurare il livello di irradiazione richiesto per l’azione germicida; si noti che condizione necessaria per avere tali garanzie è la presenza dell’indicazione precisa di marca e modello della sorgente di radiazione utilizzata all’interno del sistema. Quanto sopra enunciato deve essere correttamente riportato nel manuale d’uso e manutenzione.
![]() |
![]() |
Figura D.9.1 Nei sistemi UVC inseriti nei condotti di canalizzazione dell'aria le lampade sono disposte in modo da ottimizzare l’irraggiamento del flusso d'aria al fine di impartire la dose prevista di radiazione UVC.
Per tali sistemi l’efficienza della disinfezione dovrebbe essere dichiarata come previsto dalla norma ISO 15714; tale informazione risulta importante sia per garantire il buon funzionamento del sistema, sia per confrontare le prestazioni di sistemi differenti. Tale dato consente inoltre un’agevole valutazione dell’efficacia dell’azione di sterilizzazione, mediante un appropriato dimensionamento dei ricambi d’aria all’interno degli ambienti.
Ai fini della sicurezza - conformemente a quanto prescritto dalla norma IEC/EN 60335-2-65 - e dal D.Lgs. 81/08 Titolo VIII Capo V, la segnaletica e le avvertenze riportate in figura D.9.1_2 devono essere affisse all’interno del dispositivo, in prossimità delle lampade germicide, in maniera che possano essere ben visibili all’apertura dello stesso. Tali avvertenze dovranno necessariamente essere riportate all’interno del manuale di istruzioni ed uso. Si ricorda che l’installazione e la manutenzione di tali sistemi deve essere effettuata solo da personale qualificato e formato sui rischi derivanti dall’esposizione alla radiazione UVC; una condizione necessaria a tal fine è che il manuale di istruzioni ed uso riporti in dettaglio le specifiche tecniche della lampada da installare ed i rischi per la salute e sicurezza derivanti dall’ esposizione alla radiazione UVC - inclusi i segnali di pericolo cui in figura D.9.1_2.
Si fa presente in merito che la maggior parte degli incidenti che si registrano per sistemi di sanificazione con lampade UVC avvengono proprio in fase di manutenzione e sostituzione delle lampade
|
Evitare assolutamente l’esposizione di occhi e cute in caso di funzionamento della sorgente in assenza di schermo o in caso di prova della lampada UVC . L’esposizione accidentale di occhi e cute anche per pochi secondi può provocare gravi ustioni e danneggiare occhi e cute. Mantenere una distanza di sicurezza di almeno tre metri dalla lampada in caso di accensione della lampada in assenza di schermo o in caso di prova della lampada UVC. Non disabilitare mai l’interblocco che impedisce l’emissione della radiazione UVC in assenza di schermo. Seguire le istruzioni contenute nel manuale d’uso. |
Figura D.9.1 Segnaletica ed avvertenze da affiggere all'interno del dispositivo – lampada germicida
Rischio Ozono
Deve essere sempre garantito che le lampade UV-C utilizzate dal dispositivo siano dotate di schermo idoneo a filtrare le lunghezze d’onda dello spettro UV-C inferiori a 240 nm, che sono in grado di generare Ozono.
Va rilevato che anche se inizialmente il sistema è dotato di una lampada “ozone free” devono comunque essere predisposte idonee procedure ai fini della prevenzione del rischio Ozono, in considerazione del fatto che le lampade vanno sostituite almeno 1 volta/anno.
L’emissione di Ozono può rappresentare infatti un serio rischio per la salute e sicurezza nel corso dell’uso dell’apparato, qualora lo schermo della lampada si deteriori o qualora, nel corso della manutenzione, la lampada sia sostituita con altra lampada UVC di tipo diverso, e priva di filtro delle componenti UV con lunghezza d’onda inferiori a 240 nm, in grado di generare Ozono.
E’ da tener presente a che ai sensi della norma IEC 61549-310-1 le lampade UVC possono essere dichiarate “ozone free” se la concentrazione di Ozono emesso è inferiore ai limiti fissati dalla normativa (0,1 ppm - Valore medio su 8 ore). E’ comunque stato evidenziato che anche alcune lampade “Ozone free” sono in grado di emettere Ozono - sia pure in quantità inferiori al limite fissato dallo standard IEC 61549-310-1 - e provocare disagio, fastidi, malessere soprattutto in caso di soggetti sensibili o in condizioni di suscettibilità individuale, quali ad esempio in particolare bambini, asmatici, soggetti con patologie respiratorie etc. Pertanto dovrebbe essere sempre garantito, nelle condizioni di esercizio, che i valori di concentrazione rilevabili in ambiente a seguito del funzionamento delle lampade risultino del tutto trascurabili, dell’ordine di 0,001- 0,002 ppm, e molto inferiori ai valori rilevabili in esterno.
Procedure in caso di rottura della sorgente
Le lampada germicide a mercurio utilizzate in tali dispositivi contengono tipicamente circa 4-5 mg di mercurio ciascuna.
Nel caso in cui una lampada si rompa è necessario disattivare la ventola, evacuare la stanza, ventilare la stanza per almeno 30 minuti e successivamente rimuovere i frammenti, indossando guanti di protezione. La pulizia deve essere effettuata da personale formato sulla rimozione del mercurio, munito di indumenti di protezione (guanti e occhiali di protezione) evitando la diffusione delle gocce di mercurio nell’ambiente. I frammenti rimossi devono essere posti in un sacchetto di plastica sigillato e smaltiti con specifica procedura per rifiuti speciali. Non va mai usato l’ aspirapolvere per evitare contaminazione da mercurio.
Smaltimento
Si fa presente che le lampade al mercurio devono essere smaltite come rifiuti speciali pericolosi ai sensi del d. lgs. 152/2006.
