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C.13 Come si tiene conto della presenza dei cofattori di rischio ergonomici (posture, movimenti ripetuti, sovraccarico arti superiori e rachide) nell'ambito della valutazione del rischio vibrazioni?

Attività lavorative svolte in presenza di vibrazioni, anche di valore inferiore a quello che fa scattare l’azione, non escludono rischi di lesioni o traumi associati alle vibrazioni, soprattutto se avvengono in presenza di importanti cofattori di rischio, quali elevate forze di prensione o di spinta, sforzo muscolare, sovraccarico biomeccanico degli arti superiori o del rachide, basse temperature.

Si ricorda in merito che nel caso delle vibrazioni i valori di azione non possono essere considerati "livelli di sicurezza" e che condizioni e modalità espositive dovranno sempre essere prese attentamente in considerazione ai fini della valutazione del rischio, come prescritto dalla normativa vigente, anche qualora i valori giornalieri di esposizione dovessero risultare inferiori ai valori di azione. (cfr. FAQ 3.06).

I principali elementi da valutare al riguardo nell’ambito del rapporto di valutazione dei rischi da vibrazioni e che andranno tenuti sotto controllo mediante la predisposizione di idonee procedure di acquisto, manutenzione e gestione dei macchinari sul luogo di lavoro nei quattro anni che intercorrono tra una valutazione e la successiva, relativi alla progettazione e all’assetto del posto di lavoro, sono di seguito indicati, suddivisi tra HAV e WBV.

VIBRAZIONI TRASMESSE AL SISTEMA MANO BRACCIO

 

a)    Forze di presa e di spinta

Riducendo le forze di presa o di spinta esercitate dalla mano si riduce l'assorbimento delle vibrazioni trasmesse alla mano e al braccio dell’utilizzatore e il conseguente rischio espositivo.

Tale riduzione non è quantificabile con la misura dell'esposizione a vibrazioni in termini di accelerazione ponderata in frequenza, essendo questa grandezza un parametro cinematico con cui non è possibile valutare la differenza nell'energia meccanica effettivamente assorbita dal sistema mano braccio nell'impiego dello stesso strumento vibrante, a seguito di una maggiore o minore forza di prensione.

Tali forze intervengono all’atto di sorreggere l’utensile o il manufatto, azionare o guidare la macchina o se il ritmo di lavoro si intensifica. Se gli strumenti scelti sono inadatti, gli interventi di manutenzione insufficienti, la formazione scarsa o l’assetto della postazione di lavoro inidoneo sarà necessario esercitare forze reali superiori al necessario per poter operare in efficienza. È compito e cura del personale che valuta il rischio vibrazioni esaminare se tali forze sono ottimizzate o se sia il caso di attuare appropriate misure di tutela per ridurre le forze di presa e di spinta.

Per ridurre le forze di presa e di spinta è possibile attuare alcune soluzioni:

-               nel levigare a mano pezzi pesanti su molatrici a colonna, l’utilizzo di una superficie per appoggiare il pezzo consentirà al lavoratore di guidarlo semplicemente fino alla mola invece di sopportarne l’intero peso;

-               possono essere applicati tendicatena (cosiddetti bilancieri) e manipolatori per sostenere utensili vibratori, ad esempio perforatrici, molatrici, avvitatori, inchiodatrici (in taluni casi) e scalpelli pneumatici, evitando all’operatore di sostenere il peso dell’utensile;

-               modifiche della struttura e del materiale della superficie di presa di una molatrice possono consentire all’operatore di esercitare una forza di presa minore per sostenere e azionare l’utensile;

-               l’utilizzo di tecniche quali il taglio degli alberi con attrezzature da banco, in cui la motosega scorre lungo il tronco durante la potatura, invece di dover continuamente sorreggere tutto il peso dell’attrezzo.

-                

b)    Posture incongrue

L’utilizzo di strumenti vibranti in condizioni ergonomicamente sfavorevoli, che comportino, per tempi prolungati, ad esempio lavoro con le braccia ad altezza spalle o più in alto, torsione del braccio o del polso etc.

La valutazione del rischio dovrà specificare quali interventi mettere in atto per prevenire e tenere sotto controllo tali fattori nei quattro anni che intercorrono tra una valutazione e la successiva.

 

Figura 2 – Esempi di posture incongrue

(tratto da WHO- Occupational exposure to Hand-Transmitted Vabration A Teaching Guide on

Health Effects, Risk Assessment and prevention – Protecting Health Series N. 10 Umea University)

 

c)    Ergonomia del macchinario

Oltre a selezionare utensili/macchinari che espongano a ridotti livelli di vibrazioni la scelta degli utensili da utilizzare va operata nel rispetto dei principi ergonomici e tenendo presenti altri fattori di rischio, quali:

-               il peso dell’utensile;

-               il modello e il confort di eventuali maniglie;

-               l’impugnatura e la forza prensile;

-               la facilitaÃŒ€ d’uso e di manipolazione;

-               il freddo a contatto con la superficie dell’impugnatura o l’aria che fuoriesce da utensili pneumatici.

L’azienda dovrà programmare e attuare una politica degli acquisiti e del rinnovo del parco macchine nel rispetto dei sopracitati requisiti.

 

VIBRAZIONI TRASMESSE AL CORPO INTERO

Le lavorazioni a bordo di macchinari mobili o mezzi di locomozione comportano non solo l’esposizione alle vibrazioni a tutto il corpo, ma anche a numerosi altri fattori che provocano tensioni alla schiena, alla spalla o al collo e che rappresentano importanti co-fattori di rischio per tali organi e apparati. Tra questi si segnalano:

-               posizioni sedute prolungate in posture forzate o scorrette;

-               torsioni frequenti della colonna vertebrale;

-               necessitaÃŒ€ di assumere posizioni con il capo girato;

-               sollevamento o movimentazione di carichi in presenza di vibrazioni (ad esempio, nel caso di lavorazioni a bordo di navi, su piattaforme o mezzi di trasporto);

-               movimenti imprevisti e necessità di mantenere l’equilibrio in presenza di vibrazioni (come ad esempio per il personale viaggiante a bordo di mezzi di trasporto, lavorazioni a bordo di imbarcazioni e pescherecci etc.);

-               condizioni climatiche sfavorevoli.

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