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Toscana

 Prevenzione e Protezione 

 

  1. ATTIVITÀ IPERBARICHE A SECCO (CASSONISTI/LAVORI DI ESCAVAZIONE NEI TUNNEL  TBM)

  2. ATTIVITÀ SUBACQUEE

  3. ATTIVITA' IPERBARICA IN AMBITO SANITARIO: Ossigeno Terapia Iperbarica

 

Le misure di prevenzione e protezione e la gestione delle emergenze in ambito iperbarico sono da progettarsi ed attuarsi in relazione allo specifico contesto operativo, logistico e strutturale in cui queste si svolgono. Le tipologie di lavoratori coinvolte sono molto diverse fra loro, come sono diversi i contesti in cui devono essere gestite le emergenze: ad esempio in alcuni cantieri tutte le procedure inerenti le emergenze possono essere affidate  al 118, in altre sarà necessario predisporre in cantiere  camere iperbariche e assistenza medica iperbarica in loco, laddove la logistica e le infrastrutture presenti non consentano la garanzia dell’intervento del   118 e/o la fruibilità di camere  iperbariche presso strutture sanitarie presenti nell’area di intervento.

Il piano di Emergenza dovrà definire le procedure specifiche da adottarsi al verificarsi di una “emergenza” intesa come una qualsiasi “situazione alterata rispetto alle normali condizioni lavorative dalla quale possano derivare, o siano già derivati, incidenti o infortuni “.

Il piano di emergenza ha i seguenti obiettivi:

 

 

ATTIVITA’ IPERBARICHE A SECCO (cassonisti/lavori di escavazione in tunnel: TBM)

Di seguito sono riportati criteri generali tratti dalle Norme “Buone prassi per lo svolgimento in sicurezza delle attività subacquee” – Approvate dalla Commissione Consultiva Permanente ex. Art.6 INAIL-ISPRA-ARPA ed esperienze condotte in campo presso cantieri TAV dove si utilizzano le TBM. 

I principali criteri di prevenzione e protezione inerenti il macchinario  sono contenuti nella norma UNI EN 12110:2014 “Macchine per scavo meccanizzato di gallerie. Zone di pressione. Requisiti di sicurezza”. La suddetta norma contiene indicazioni per la progettazione, la costruzione, l’equipaggiamento, la marcatura e le prove di sicurezza per le “ZONE IN PRESSIONE” e le “PARATIE STAGNE” che si utilizzano nei lavori di SCAVI DI GALLERIE.

Come indicato nella norma, tutte le zone in pressione devono essere costituite da almeno 2 comparti direttamente interconnessi, da una CAMERA PRINCIPALE e da una CAMERA D’INGRESSO accessibile dalla pressione atmosferica.

La zona in pressione per il passaggio di PERSONALE deve essere sufficientemente ampia e progettata in modo che, prima della decompressione di un ferito, sia possibile collocarlo sulla barella in pressione permettendo ad un operatore di essere pressurizzato e di entrare nello spazio dove si trova il ferito. Deve essere quindi sempre possibile trasferire il ferito sulla barella attraverso la zona in pressione e sottoporlo a decompressione mentre è sdraiato sulla barella. Un operatore deve sempre poter accompagnare il ferito.

Per informazioni più dettagliate sulla progettazione in sicurezza si rimanga al paragrafo 5 della suddetta norma.

L’accesso agli ambienti iperbarici può avvenire soltanto previa autorizzazione del Medico Iperbarico e solo a personale che abbia ricevuto un’adeguata formazione teorica e pratica di soccorso in ambiente iperbarico.

Di seguito si riportano gli elementi salienti da considerare ai fini della prevenzione e gestione del rischio.

TABELLA Pericoli specifici, rischi e misure di controllo - scavi in aria compressa (tratta  DAL DOCUMENTO Guide for tunneling work Safe Work Australia)

Pericoli e rischi

Misure di prevenzione

 incendi

 

installazione di sistemi fissi per l’ estinzione degli incendi

esplosione in superficie

 attuazione delle procedure di emergenza per il soccorso

scoppio o danneggiamento della struttura sotterranea

 

garantire:

  • una erogazione di aria costante e sicura
  • che le porte stagne abbiano almeno due scomparti: una porta normalmente si apre nel tunnel per consentire ai lavoratori di entrare nell'area frontale e di fuggire verso un luogo sicuro in caso di emergenza e l'altra porta è aperta verso l’esterno per consentire l'ingresso rapido da parte di una squadra di emergenza se necessario
  • un ricambio d’aria costante per garantire la ventilazione e il controllo della temperatura

problemi alla stabilità del terreno durante le operazioni

progettazione e funzionamento di porte stagne strettamente regolate dalle norme di legge sull'aria compressa

 recupero di personale infortunato da un compartimento ad aria compressa

 

assicurare le presenza in servizio di personale specialistico:

  • un medico iperbarico di guardia
  • un responsabile per verificare le procedure di compressione e decompressione dei lavoratori
  • un tecnico iperbarico per occuparsi dell’impianto e dell’attrezzatura
  • un responsabile per le porte stagne

sistemi mal progettati o realizzati che portano a lesioni o morte

team di emergenza per il soccorso

mancanza di strutture mediche nelle vicinanze

utilizzo delle tabelle di decompressione

rischi per la salute, comprese le piaghe o la necrosi ossea

presenza di una camera iperbarica completamente presidiata in loco durante i lavori di scavo in aria compressa

 

Per un elenco più dettagliato  di tutti i pericoli significativi, le situazioni e gli eventi pericolosi, identificati mediante la valutazione del rischio, si rimanda al paragrafo 4 della norma UNI EN 12110:2014  vedi Allegato 1.

 

INFORMAZIONE E FORMAZIONE

L’informazione e la formazione sarà eseguita prima che i lavoratori siano stati adibiti all’attività specifica e saranno ripetuti con una frequenza definita nel documento, e comunque ogni volta che si verificano nelle lavorazioni cambiamenti o nuovi apporti scientifici che influiscono sulla natura e sul grado dei rischi.

Per indicazioni più dettagliate  sull’utilizzo delle camere iperbariche è necessario far riferimento ai relativi manuali d’uso dove sono contenute  le specifiche  indicazioni sulla sicurezza, da recepire nel documento di valutazione del rischio, e utilizzare ai fini della formazione ed addestramento del personale

La valutazione della necessità di organizzare presso il cantiere un presidio medico fisso si basa sulla vicinanza di presidi Ospedali e/o Pronto Soccorso ed alla disponibilità di infrastrutture di trasporti e logistica che consentano il trasferimento del lavoratore in casi di necessità in tempi accettabili ai fini del soccorso. In tal caso, il paziente trattato in camera iperbarica, viene poi trasferito nel più vicino presidio ospedaliero.

In tal caso è indispensabile che sia stipulato un accordo specifico con le strutture sanitarie di riferimento e siano definite in dettaglio le procedure di trasferimento presso la struttura sanitaria di riferimento.

Per prevenire il rischio di embolie il personale deve ritornare alla pressione atmosferica lentamente secondo modalità prestabilite.

Per questo è necessario che transiti nella camera “principale” della TBM, passaggio obbligato per entrare e uscire dalla camera di scavo.

Le persone sostano in tale camera per il tempo previsto dalla decompressione che dipende dal tempo trascorso nella camera di scavo e dalla profondità raggiunta.

Le camere sono manovrate da personale addestrato a condurre le camere iperbariche sotto la supervisione del medico iperbarico.

Il personale designato a svolgere lavori in iperbarismo deve essere adeguatamente informato e formato ed ha conseguito l’idoneità specifica.

GESTIONE DELLE EMERGENZE

Le misure di prevenzione e protezione e la gestione delle emergenze in ambito iperbarico sono da progettarsi ed attuarsi in relazione allo specifico  contesto operativo, logistico e strutturale in cui queste si svolgono. Le tipologie di lavoratori coinvolte sono molto diverse fra loro, come sono diversi i contesti in cui devono essere gestite le emergenze: ad esempio in alcuni cantieri tutte le procedure inerenti le emergenze possono essere affidate  al 118, in altre sarà necessario predisporre in cantiere  camere iperbariche e assistenza medica iperbarica in loco, laddove la logistica e le infrastrutture presenti non consentano la garanzia dell’intervento del  118 e/o la fruibilità di camere  iperbariche presso strutture sanitarie presenti nell’area di intervento.

Il piano di Emergenza dovrà definire  le procedure specifiche da adottarsi al verificarsi di una “emergenza” intesa come una qualsiasi “situazione alterata rispetto alle normali condizioni lavorative dalla quale possano derivare, o siano già derivati, incidenti o infortuni “.

Obiettivo del piano di emergenza è :

Di seguito sono riportati due esempi  facendo riferomento alle  norme di buona tecnica e buone prassi nazionali ed internazionali.

CON CAMERA IPERBARICA

Per il personale dovrà essere predisposta una camera iperbarica omologata secondo le leggi vigenti in materia e dovrà consentire l’accesso al fronte nel modo più sicuro, agevole e rapido.

Dovrà prevedere le seguenti principali caratteristiche:

Tali camere dovranno essere completamente equipaggiate con porte, oblò ed equipaggiamento interno e saranno localizzate nella parte superiore della struttura dello scudo. Le porte d’accesso devono permettere il passaggio di una lettiga per il trasporto delle persone. Ogni scomparto dovrà essere dotato di tutte le attrezzature necessarie e regolamentari per l’aria compressa, l’illuminazione, comunicazione ed i meccanismi di compressione e decompressione, sistema antincendio a pioggia d’acqua, sistema d’emergenza per decompressione con ossigeno e finestre fisse per guardare all’interno. In ogni camera deve essere previsto un impianto antincendio ad acqua pressurizzata.

Infine deve essere prevista una camera iperbarica per la movimentazione di materiali ed utensili collocata in adiacenza a quella per il personale.

CON VAGONE SANITARIO

All’interno della galleria viene allestito un “Treno d’Emergenza” con il locomotore dedicato. Il Treno riservato all’Emergenza, utilizzato in collaborazione con i VVF, è dotato di una telecamera ad infrarossi.

Sul Treno di Emergenza è posizionato il container con il materiale per i VVFF, riportante la scritta “Vigili del Fuoco- Attrezzatura di Soccorso”.

Tale container può essere posizionato sull’uno o sull’altro treno di emergenza a seconda della necessità. All’interno è presente un sistema in grado di generare una sovrapressione (mediante  bombole di aria compressa) che impedisce l’ingresso dei fumi all’interno dell’abitacolo. Il Treno è condotto da un locomotorista, e sarà SEMPRE presente all’imbocco delle gallerie o nei pressi delle vare arre di lavoro in galleria.

Il locomotorista dovrà essere  identificabile dalla divisa di lavoro indossata.

Saranno opportunamente individuate  le modalità di accesso e trasferimento dei lavoratori presso i poli ospedalieri di riferimento in collaborazione con i servizi di emergenza presenti in loco (VVFF, 118)

 

ATTIVITÀ SUBACQUEE

Come nel caso dei cantieri TBM anche nel caso di attività subacquee le misure di prevenzione e protezione e la gestione delle emergenze in ambito iperbarico sono da progettarsi ed attuarsi in relazione allo specifico  contesto operativo, logistico e strutturale in cui queste si svolgono. Le tipologie di lavoratori coinvolte sono molto diverse fra loro, come sono diversi i contesti in cui devono essere gestite le emergenze: ad esempio in alcuni cantieri tutte le procedure inerenti le emergenze possono essere affidate  al 118, in altre sarà necessario predisporre camere iperbariche e assistenza medica iperbarica in loco, laddove la logistica e le infrastrutture presenti non consentano la garanzia dell’intervento del   118 e/o la fruibilità di camere  iperbariche presso strutture sanitarie presenti nell’area di intervento.

Il piano di Emergenza dovrà definire  le procedure specifiche da adottarsi al verificarsi di una “emergenza” intesa come una qualsiasi “situazione alterata rispetto alle normali condizioni lavorative dalla quale possano derivare, o siano già derivati, incidenti o infortuni “.

Di seguito sono riportati criteri generali tratti dalle  norme di buona tecnica e buone prassi nazionali ed internazionali.

Procedure di emergenza in immersione

Problemi di compensazione e rottura del timpano

Operatore disperso

Panico

Piccole perdite di miscela respiratoria

Blocco dell’erogatore in autoerogazione continua e/o perdita di miscela respiratoria cospicua

Arresto dell’erogazione di miscela respiratoria

Improvvisa spinta verso l’alto (pallonata)

Allagamento della muta stagna o del GAV

Perdita della maschera

Malfunzionamento del computer subacqueo

Ipotermia

Ipertermia

Affanno

Crampi muscolari

Narcosi da profondità e vertigini alterno bariche

Ferimenti e urticazioni

Perdita di strumenti di lavoro

Procedure di emergenza sanitaria subacquea in superficie

 

Procedure di emergenza in immersione

Il subacqueo deve interrompere l’immersione quando ritiene vengano meno le condizioni di sicurezza comunicandolo al resto del gruppo d’immersione. In nessun caso un subacqueo può riemergere da solo ma deve essere sempre accompagnato in superficie da almeno un altro subacqueo garantendo il numero minimo di membri del gruppo in immersione.

L’immersione dovrà essere obbligatoriamente interrotta al raggiungimento della pressione di 50 bar nella bombola. Il ricorso alla riserva deve essere un provvedimento di emergenza per risalire, cui ricorrere solo in caso d’imprevisti consumi dovuti alle più diverse cause.

In caso di risalita lontana dalla barca appoggio o dal pallone di segnalazione deve essere utilizzato il pallone di segnalazione di emergenza gonfiabile in immersione, in dotazione obbligatoria a ciascun OTS, lanciato da una profondità non superiore a 10 m e sagole libere, non vincolate al subacqueo.

Richieste d’interruzione anticipata dell’immersione da parte dell’assistente di superficie devono essere comunicate mediante idoneo avvisatore acustico subacqueo (tipo sirena a gas compresso, ecc.).

In immersione, ogni situazione è diversa dall’altra ma, se analizzate secondo il perché, il come e il quando intervenire, risulterà più facile la prevenzione e l’intervento. Per ogni situazione saranno descritti nell’ordine:

  1. Circostanze, cause e prevenzione

  2. Comportamento dell’interessato

  3. Primo intervento dei colleghi d’immersione.

Problemi di compensazione e rottura del timpano

  1. Determinata da errate o tardive manovre compensatorie, sia in discesa che in risalita, prevenibile con adeguato addestramento e mantenendo sempre la disponibilità di una mano, per questo eventuali strumenti devono essere fissati, con sistemi di aggancio/sgancio rapido per essere lasciati di mano in qualunque circostanza.

  2. In nessun caso forzare le variazioni di profondità, avvisare i colleghi della difficoltà.

  3. Prestare assistenza, se necessario e possibile, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.

 

Operatore disperso

  1. Può succedere che uno o più operatori perdano contatto con i colleghi per ridotta visibilità, per problemi di gestione del gruppo o, più banalmente, per una distrazione:
    - durante un’immersione, soprattutto in caso di scarsa visibilità, è necessario che tutto il gruppo sia unito ed ordinato, ove lo si ritenga necessario è possibile assegnare una mansione di raccordo o coordinamento ad uno degli operatori non impegnato in altre attività oppure ricorrere a sistemi di comunicazione (es.: granfacciali con comunicatori a ultrasuoni);
    - spesso è la corrente la causa di dispersione del gruppo soprattutto, in risalita; è per questo che occorre mantenere con i colleghi un contatto visivo molto stretto.

  2. Appena ci si rende conto dello smarrimento, se l’ultimo contatto visivo è stato recente, è possibile individuare il resto del gruppo guardando a 360 gradi intorno a se, in alto ed in basso, cercando di avvistare le bolle dei compagni o qualche elemento colorato dell’attrezzatura, trascorso il tempo limite delle ricerche concordato e definito nella scheda di immersione programmata, tutti devono avvicinarsi il più possibile al punto di riemersione e avviare la procedura di riemersione corretta.

  3. Appena riemersi, insieme all’assistente di superficie, verificare la presenza di tutti i membri del gruppo e, in caso di assenze, provare a individuare la risalita di bolle del / dei dispersi mentre è predisposta un’immersione di recupero.

 

Panico

  1. Durante l’immersione un evento improvviso e inaspettato può determinare in un subacqueo una condizione di ansia o addirittura di panico che, specie in presenza di altre concause come la mancanza d’aria, può ingenerare aggressività nei confronti dei compagni alla ricerca di un irrazionale aiuto.

  2. In caso d’insorgenza di stati d’ansia e prima che possano sfociare in panico è necessario intervenire fermandosi e interrompendo attività in corso, respirare con calma, riflettere sull’accaduto ed eventualmente agire per rimuovere la causa di panico.

  3. Ravvisata una situazione di panico, comunicare con il soggetto mantenendo una distanza di sicurezza, avvicinarsi per prestare assistenza solo se si è padroni delle necessarie tecniche di intervento, svincolo e immobilizzazione in immersione.

 

Piccole perdite di miscela respiratoria

  1. Generalmente dovute a scarsa manutenzione, invecchiamento o difetti di fabbricazione, possono essere di lieve entità e non destare particolare preoccupazione anche se possono aumentare i consumi o determinare graduali variazioni di assetto.

  2. Spesso è difficile accorgersi da soli di piccole perdite, occorre prestare attenzione a piccoli rumori di bolle e alle perdite di assetto del GAV, una volta ravvisate, chiedere una verifica dell’entità ai colleghi, tentare di emarginarla e valutare se sia il caso di interrompere l’immersione.

  3. Prestare attenzione e segnalare piccole perdite di gas ai colleghi da parte dei loro DPI.

 

Blocco dell’erogatore in autoerogazione continua e/o perdita di miscela respiratoria cospicua

  1. La cattiva manutenzione dell’erogatore, delle fruste e degli attacchi è la causa più frequente di questo tipo di inconveniente ma altre cause possono essere legate all’ingresso di sabbia o sporcizia nell’erogatore o nel pulsante di erogazione, congelamento, ecc. La prevenzione consiste nell’accurata manutenzione e nella scelta di DPI di elevata qualità.

  2. Mantenere la calma, richiedere soccorso, tentare di individuare la causa e, possibilmente con l’aiuto di altri, intervenire rapidamente anche chiudendo il rubinetto a monte della perdita e, se necessario, passando alla fonte alternativa d’aria, valutare con i colleghi se l’autonomia residua e l’entità della perdita di funzionalità dell’attrezzatura richiedano l’interruzione dell’immersione.

  3. Osservata una colonna continua di bolle, avvicinarsi rapidamente per offrire assistenza e se necessario una fonte d’aria alternativa, in quest’ultimo caso avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.

 

Arresto dell’erogazione di miscela respiratoria

  1. Le cause possono essere un malfunzionamento dell’erogatore, prevenibile con accurata manutenzione e scegliendo erogatori di elevata qualità, oppure l’esaurimento della scorta di miscela respiratoria, prevenibile con un frequente controllo del consumo, se non a seguito di imprevedibili perdite cospicue.

  2. Se l’erogazione dell’aria cessa in maniera graduale, il pericolante ha modo di verificare con calma cosa sta accadendo e, se possibile, di porre rimedio alla situazione ad esempio cambiando erogatore o chiedendo una fonte alternativa agli altri colleghi; se l’interruzione è rapida più probabilmente è dovuta a un blocco meccanico immediatamente risolvibile passando al secondo erogatore indipendente, raggiungere rapidamente il collega più vicino e in ogni caso non tentare risalite d’emergenza se la profondità è superiore ai 10 m.
    Al segnale di richiesta d’aria fornire immediatamente la propria fonte alternativa, poi avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.

Improvvisa spinta verso l’alto (pallonata)

  1.  La causa può essere una risalita senza scaricare il GAV, il malfunzionamento delle valvole di carico del GAV o della muta stagna, la perdita della zavorra o l’uso sbagliato di palloni e boe. La prevenzione consiste nell’adeguata manutenzione, il corretto fissaggio e utilizzo dell’attrezzatura, un costante controllo di assetto durante l’immersione.

  2. Azionare immediatamente la valvola di scarico rapido posta in posizione più elevata, se possibile aggrapparsi a qualche cosa di fisso, identificare e intervenire immediatamente sulla causa:
    - se è una valvola di carico bloccata staccare la relativa frusta
    - se è un pallone o boa abbandonare immediatamente la presa
    - utilizzare zavorre di fortuna (es. sassi).

  3. Intervenire prontamente fornendo assistenza ed assetto negativo scaricando completamente il proprio GAV e manovrando il GAV dell’OTS in difficoltà, cercare di intervenire sulle cause senza rischiare di essere trascinati verso l’alto. Avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.

 

Allagamento della muta stagna o del GAV

  1. Le cause più comuni sono tagli, rotture della cerniera o delle valvole, soprattutto a causa di invecchiamento e/o cattiva manutenzione. Una buona prevenzione consiste anche in una corretta e non eccessiva pesata d’assetto.

  2. Chiedere assistenza e NON togliersi la zavorra. Il GAV può sopperire alla mancanza di spinta della muta e viceversa.

  3. Prestare assistenza, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.

 

Perdita della maschera

  1. Evento molto raro, causato da un urto o rottura delle cinghie, che devono essere verificate in buono stato.

  2. Se si è nei pressi del fondale, verificare la possibilità di recupero della maschera, eventualmente trattenendola con le mani o con elastici di scorta, se disponibile indossare la maschera di scorta oppure attirare l’attenzione dei colleghi per farsi riaccompagnare in superficie.

  3. Prestare assistenza, verificare la possibilità di recupero della maschera, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.

Malfunzionamento del computer subacqueo

  1. Le principali cause di malfunzionamento di un computer subacqueo sono da imputare ad un difetto di fabbricazione, ad una cattiva manutenzione (es.: batterie scariche, ecc.), o ad urti accidentali durante le immersioni. La manutenzione comprende l’accurato controllo dello stato di carica delle batterie che alimentano lo strumento, e dell’eventuale cinturino la cui rottura potrebbe determinare la perdita dello strumento.

  2. In caso di spegnimento, allagamento, perdita o dati palesemente errati (verificare profondità massima e tempo d’immersione con i colleghi), utilizzare i propri strumenti di riserva, che come minimo devono comprendere orologio, profondimetro e tabelle e pianificare di conseguenza il resto dell’immersione e la risalita. In totale assenza di strumenti seguire la risalita dei colleghi che hanno svolto un profilo d’immersione più simile. In mancanza anche di assistenza per smarrimento dei colleghi, risalire lentamente senza superare la velocità delle bolle più piccole emesse dall’erogatore durante l’espirazione ed eseguire una sosta cautelativa la più lunga possibile ad una quota stimata tra i 6 ed i 3 metri di profondità. Non sarà possibile svolgere altre immersioni nelle 16 ore successive, se si trattava della prima immersione, o 24 ore successive se si trattava di immersione successiva.

  3. Prestare assistenza, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro

 

 

Ipotermia

  1. Determinata da inadeguata protezione termica e/o prolungata permanenza in acqua, prevenibile con una corretta programmazione delle attività e adeguati indumenti.

  2. In presenza dei sintomi precoci, tremoli e intorpidimenti, avvisare i colleghi proponendo la riduzione dei tempi di permanenza in acqua.

  3. Prestare assistenza, se possibile, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro. In superficie, aiutare a togliere gli indumenti bagnati, asciugare, coprire in modo uniforme e non eccessivo, ricoverare l’infortunato in luogo riparato, asciutto e confortevole. Per le immersioni invernali da riva valutare la vicinanza di locali, veicoli in cui ripararsi. Va ricordato che è assolutamente controindicato far bere alcolici ad un soggetto in condizione di ipotermia.

Ipertermia

  1. Si verifica quando per un’esposizione eccessiva in un ambiente caldo (per esempio quando si rimane con la muta indossata sotto al sole per diverso tempo, comportamento da evitare nel modo più assoluto) l’organismo non riesce più a compensare l’aumento di temperatura interna. In tal caso si possono manifestare sintomi quali stordimento, mal di testa, sudorazione eccessiva, difficoltà respiratorie, fino alla perdita di coscienza.

  2. Avvisare i colleghi fin dai primi sintomi, proponendo l’interruzione delle attività, se si verifica prima dell’immersione proporre di posporre l’immersione fino al completo recupero delle proprie condizioni o di rinunciare all’immersione.

  3. Prestare assistenza, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro. In superficie il trattamento consigliato consiste nello spogliare il soggetto, trasportarlo in un luogo fresco, fargli bere acqua in abbondanza e, quando possibile, applicargli impacchi di ghiaccio nella parte posteriore del collo.

Affanno

  1. Determinato da eccessiva attività fisica, ad esempio per contrastare la corrente, e/o difficoltà respiratorie, anche dovute a malfunzionamento degli erogatori. La respirazione irregolare determina accumulo di anidride carbonica che a sua volta favorisce l’affanno, determinando un pericoloso circolo vizioso. Si previene con adeguato allenamento fisico, manutenzione dell’attrezzatura, adeguata programmazione dell’immersione e delle attività previste, nonché con una corretta e controllata respirazione durante tutta l’immersione.

  2. Alle prime sensazioni di respiro irregolare o perdita di controllo della respirazione, interrompere qualunque attività fisica, se possibile appoggiarsi al fondale o sostenersi ad un appiglio stabile, respirare il più profondamente possibile favorendo gli atti espiratori fino al ristabilimento delle condizioni normali, richiamare l’attenzione dei colleghi e segnalare la difficoltà.

  3. Prestare assistenza, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro. L’immersione potrà riprendere solo nel caso in cui si siano ristabilite le condizioni normali e sia risolto il problema che ha scatenato l’affanno. L’affanno è una sintomatologia che può preludere ad incidenti gravi per tale motivo non va sottovalutato e si consiglia in questi casi di attivare prontamente le procedure di riemersione.

Crampi muscolari

  1. Determinato da eccessiva attività fisica, scarso allenamento e freddo.

  2. Interrompere l’attività fisica, se possibile appoggiarsi al fondale o sostenersi ad un appiglio stabile, richiamare l’attenzione dei colleghi e segnalare la difficoltà, intervenire stirando il muscolo coinvolto.

  3. Prestare assistenza. L’immersione va interrotta se i crampi continuano o si ripresentano dopo le opportune manovre, in questo caso avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.

  4. Il crampo muscolare intercorso durante o dopo un’immersione deve essere considerato come un possibile sintomo d’incidente da decompressione e come tale gestito (ossigeno normobarico, liquidi, contatto telefonico con la Centrale operativa del Dipartimento Emergenza 118 o con la Guarda medica più vicina.

Narcosi da profondità e vertigini alterno bariche

  1. Le profondità previste non devono essere tali da determinare condizioni di elevata narcosi (entro i 40 m ad aria o profondità inferiori se miscela arricchita in ossigeno “nitrox”), nonostante questo una certa predisposizione individuale, il freddo, altri stati di malessere in corso ed eccessive velocità di discesa possono determinare temporanei stati di narcosi, vertigini o alterazione/rallentamento delle proprie capacità percettive e decisionali.

  2. Controllare con attenzione il proprio stato, soprattutto durante la discesa ed i primi minuti di immersione. In caso di qualunque sensazione alterata, interrompere la discesa, respirare con regolarità, eventualmente risalire qualche metro in attesa della normalizzazione. Avvisare il collega più vicino della difficoltà e in caso di perdurare dei sintomi proporre l’interruzione dell’immersione.

  3. Prestare assistenza. In caso di prolungamento del problema oltre un paio di minuti, avvisare gli altri operatori e procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.

Ferimenti e urticazioni

  1. Per lo più dovute a disattenzione o eccessiva confidenza con l’habitat e gli organismi presenti. Si prevengono muovendosi con accortezza, verificando con regolarità l’ambiente circostante ed utilizzando le adeguate protezione (ad es. obbligo di guanti adeguati).

  2. Fermarsi, respirare regolarmente e analizzare l’entità dell’accaduto, avvisare immediatamente il collega più prossimo e chiedere assistenza.

  3. Prestare assistenza e con gli altri colleghi valutare se procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.

Perdita di strumenti di lavoro

  1. Gli strumenti devono essere fissati con sistemi di aggancio/sgancio rapido.

  2. La ricerca di strumenti smarriti deve essere limitata al tempo e alla profondità massima prevista dalla scheda d’immersione programmata, senza effettuare ridiscese e avvisando il collega più prossimo.

  3. Prestare assistenza e con gli altri colleghi valutare se procedere con la riemersione di tutto o parte del gruppo di lavoro.

Procedure di emergenza sanitaria subacquea in superficie

Qualora si verifichino problemi sanitari in qualcuno dei subacquei l’assistente di superficie dovrà mettersi in contatto con il servizio di emergenza sanitaria pubblica (numero telefonico di emergenza 118) o in subordine la Guardia medica più vicina al luogo delle operazioni. In caso di impossibilità per l’utilizzo del telefono, utilizzare la chiamata di emergenza radio sul canale radio VHF 16 o il soccorso in mare (telefono 1530). In subordine contattare il Centro iperbarico più vicino, specificando in tutti i casi che si tratta di un’emergenza subacquea, per essere coadiuvato nella scelta delle procedure di assistenza più idonee al caso.

Qualora si sospettasse che i sintomi siano riconducibili a patologie da decompressione, al subacqueo cosciente e consenziente, si dovrà somministrare acqua per via orale e ossigeno normobarico al 100% da parte di personale istruito e competente, fino al sopraggiungere dei soccorsi. Qualora sia necessario, stabilizzare le condizioni cardiorespiratorie dell’infortunato tramite Rianimazione cardio polmonare (RCP o BLS – incluso l’uso del defibrillatore qualora disponibile)

Di seguito i riferimenti per specifiche categorie di lavoratori:

  1. OPERAZIONI SUBACQUEE IN BASSO FONDALE ENTRO 12m

  2. OPERAZIONI SUBACQUEE IN BASSO FONDALE OLTRE 12m: PARAGRAFO 5.5 UNI 11366

  3. OPERAZIONI SUBACQUEE CON CAMPANA APERTA – IMMERSIONI AD ARIA IN CAMPANA APERTA

  4. OPERAZIONI SUBACQUEE CON CAMPANA APERTA – IMMERSIONI AD ELIOX IN CAMPANA APERTA: PARAGRAFO 6.3.6 UNI 11366

  5. OPERAZIONI SUBACQUEE IN ALTO FONDALE CON TECNICA DI BELL BOUNCE

  6. OPERAZIONI SUBACQUEE IN ALTO FONDALE CON TECNICA DI SATURAZIONE: PARAGRAFO 7.5 UNI 11366

 

 

 

ATTIVITA' IPERBARICA IN AMBITO SANITARIO: Ossigeno Terapia Iperbarica

I criteri di prevenzione e protezione da adottarsi dovranno fare riferimento, in assenza di ulteriori raccomandazioni o normative specifiche, alle Linee Guida italiane pubblicate da ISPESL (sessione Documentazione) ed alle  informazioni fornite nel manuale di istruzioni ed uso del costruttore.

 

In generale è necessario che ogni Centro che utilizzi camere iperbariche per uso terapeutico abbia delle procedure di emergenza per possibili avarie o incidenti; tali procedure d'emergenza devono essere dettagliate e devono essere oggetto di esercitazioni opportune. In particolare, un protocollo scritto è necessario per le seguenti procedure di emergenza:

I protocolli delle procedure di emergenza possono essere variati e aggiornati nel tempo in funzione dell'esperienza acquisita a riguardo e del progresso tecnologico.

Le procedure di gestione, di controllo, di manutenzione e di emergenza, insieme con le procedure di igiene, di approvvigionamento, di stoccaggio, devono essere contenute nel manuale di qualità del Sistema Qualità del Centro iperbarico che deve essere certificato in accordo alle norme UNI EN ISO 9001 da un Organismo di certificazione accreditato.

Di seguito verranno elencate una serie di indicazioni per prevenire gli infortuni di soggetti che operino e siano presenti in camere iperbariche.

Tutte queste disposizioni per la sicurezza devono essere contenute in un MANUALE DI SICUREZZA redatto e firmato dal responsabile della struttura.

Inoltre nei luoghi di lavoro devono essere affissi manifesti che contengono le informazioni specifiche sulle norme di sicurezza.

 

 

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