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Prevenzione e Protezione

 

AMBIENTI MODERATI

AMBIENTI CALDI OUTDOOR

AMBIENTI CALDI INDOOR

AMBIENTI FREDDI

 

 

AMBIENTI MODERATI

Le metodiche di prevenzione e protezione in tutti gli ambienti "moderabili" (es. scuole, uffici, ospedali, mezzi di trasporto etc.) sono finalizzate al mantenimento delle condizioni di comfort, facendo riferimento ai criteri di accettabilità specifici di ciascun ambiente.

Un metodo per individuare l'intervallo di accettabilità da utilizzare ai fini della valutazione del comfort in relazione alla differente destinazione d'uso degli ambienti è stato sviluppato negli ultimi anni partendo dalle indicazioni presentate nella tabella 3.5 della EN 16798-2, riportate nella Tabella 3 alla sezione "metodiche di valutazione".

E' da tener presente che, nelle condizioni esterne agli intervalli di applicabilità DEI CRITERI DI COMFORT, possono insorgere  condizioni di “stress da calore” che vanno prevenute, in quanto queste possono compromettere la salute degli individui della popolazione generale, in cui rientrano i lavoratori che operano in "ambienti moderati" o lavoratori che siano comunque "inconsapevoli" del rischio da calore. Uno degli indicatori più comuni usati per valutare se e in che misura le condizioni  dell’ ambiente termico  possono compromettere la salute degli individui della popolazione generale è l'utilizzo dell'indice di calore (Heat Index) basato sulla lettura dei valori di temperatura e di umidità relativa, adottato anche dall’Istituto Nazionale Francese per la Ricerca sulla Sicurezza [INRS]. In relazione agli esiti di tale valutazione aggiuntiva, in attesa dell'attuazione degli interventi necessari al conseguimento di idonee condizioni di comfort termico, andranno attuate misure specifiche per la tutela dei lavoratori, con particolare riferimento ai soggetti sensibili.

Andranno quindi messi in atto specifici interventi mirati al ripristino delle condizioni termiche appropriate in relazione alla destinazione d'uso dell'ambiente, in relazione ai requisiti di accettabilità specifici.

Si fa presente che in genere  nel caso di ambienti ove operano soggetti particolarmente sensibili, o con requisiti termici speciali, si raccomanda di mantenere sempre condizioni termiche molto prossime  alla "neutralità" (vedi Categoria A in tabella 2 sezione Valutazione), secondo quanto indicato nella norma specifica  EN 16798-2.

Requisiti e standard prestazionali per l’aerazione ed i parametri termoigrononometrici  di riferimento per il conseguimento delle condizioni di benessere termico negli ambienti di lavoro "moderabili" quali edifici soclastici, strutture sanitarie, uffici etc. sono riportati alle tabelle, inserite nella Parte II “Requisiti e standard progettuali nelle principali tipologie produttive” delle Linee Guida del 2006 a cura del Coordinamento Tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province autonome e dell'ex Ispesl su microclima, aerazione ed illuminazione nei luoghi di lavoro scaricabili alla sezione documentazione.

L'allegato 1 del Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della Pubblica Amministrazione (G.U. n. 16 del 21 gennaio 2016) prevede che nella costruzione, ristrutturazione  o manutenzione degli edifici pubblici il progettista presenti una relazione di calcolo in cui si dimostri che la progettazione del sistema edificio-impianto è avvenuta tenendo conto di tutti i parametri che influenzano il comfort e che ha raggiunto almeno i valori di PMV e PPD richiesti per ottenere la classe B secondo la norma ISO 7730:2005. Tale relazione deve inoltre includere una descrizione delle caratteristiche progettuali volte a rispondere ai requisiti sui ponti termici.

 

 

PREVENZIONE E PROTEZIONE AMBIENTI CALDI OUTDOOR

REGOLE GENERALI

Le procedure, che è sempre opportuno siano scritte, sono un insostituibile elemento di gestione di condizioni di esposizione:

  • tecnicamente non controllabili (es.: l’esposizione a condizioni estreme in luoghi all’aperto);

  • ad alto rischio potenziale, se non affrontate con la dovuta attenzione.

    Relativamente a questi due aspetti, risulta importante la formalizzazione di procedure per lavori all’aperto, in quota (es.: in edilizia) o isolati (es.: in agricoltura). In questi casi, ove le lavorazioni vengono eseguite anche in pieno sole durante la stagione estiva, è importante definire le condizioni limite per l’effettuazione delle attività più a rischio. Ciò può essere fatto utilizzando i dati termo-igrometrici della zona, associati a dati indicativi per la temperatura radiante tr = 75°C per lavori agricoli, tr = 80°C per lavorazioni edili (che possono essere svolte in vicinanza di materiali moderatamente riflettenti). L’indicazione che si fornisce è quella di evitare esposizioni di durata prossima al tempo massimo calcolato dal software PHS per quelle condizioni ambientali, e comunque escludere l’attività quando la durata limite dell'esposizione calcolate dal software PHS (tempo massimo)  risulta inferiore a 30 minuti.

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Rendere disponibile sui luoghi di lavoro un termometro ed igrometro;

Programmare i lavori più faticosi in orari con temperature favorevoli (ad esempio la mattina presto o nel tardo pomeriggio - sera)

Programmare pause in un luogo possibilmente fresco e comunque in aree ombreggiate. Le pause non vanno lasciate alla determinazione del singolo lavoratore ma devono essere programmate per garantire la sicurezza del lavoratore;

Laddove possibile prevedere lavorazioni all’ombra o al chiuso nelle ore più calde altrimenti sospendere i lavori

Prevedere un programma di acclimatamento per i lavoratori alle condizioni termiche di esercizio con lo scopo di migliorare la loro capacità di lavorare in ambienti caldi: aumentare gradualmente l’esposizione del lavoratore alle condizioni termiche in un arco temporale compreso tra 7 e 14 gg:

  • Per lavoratori che non hanno esperienza con il lavoro da effettuare: la durata dell’esposizione del 1 giorno non deve superare il 20% della durata usuale giornaliera; nei giorni successivi l’incremento dell’esposizione non deve superare il 20%;
  • Per i lavoratori che hanno esperienza con il lavoro da effettuare: la durata dell’esposizione del 1 giorno non deve superare il 50% della durata usuale giornaliera, il 60% il secondo giorno, l’80% il terzo giorno per arrivare al 100% il quarto giorno.

Laddove possibile programmare una rotazione nel turno fra i lavoratori esposti;

Organizzare il lavoro in modo tale che in condizioni particolarmente a rischio vi siano almeno due lavoratori;

Programmare i turni di lavoro dei lavoratori maggiormente “vulnerabili” nelle ore meno calde con pause programmate più lunghe oppure la sospensione dal lavoro;

Garantire la disponibilità di :

  • acqua potabile con eventuale aggiunta di sali minerali;
  • acqua per il rinfrescamento dei lavoratori durante le pause
  • divieto di assunzione di bevande alcoliche

INFORMAZIONE /FORMAZIONE

Informare i lavoratori su:

  • Possibili problemi di salute causati dal calore e le procedure da seguire per ridurre il rischio di insorgenza (bere acqua, monitorare il colore e la quantità delle urine etc);
  • Condizioni di suscettibilità individuale
  • Segni e sintomi premonitori;
  • Opportunità di consultare il medico competente o il proprio medico di fiducia su eventuali modifiche/sospensioni dei trattamenti farmacologici in corso;
  • “Modalità” di lavoro  appropriate (turni di lavoro, necessità di idratazione, pause etc.);
  • Quali procedure seguire nel caso un lavoratore presentasse sintomi compatibili con le patologie da caldo, incluse le procedure di emergenza;
  • Come utilizzare i dati meteo;
  • Come rispondere agli avvisi meteo;

Formazione specifica degli addetti al Primo Soccorso aziendali su:

  •  possibili problemi di salute causati dal calore;
  • segni e sintomi premonitori;
  • nozioni di primo soccorso
  • condizioni di suscettibilità individuale

 

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE ED INDUMENTI DA UTILIZZARE DURANTE IL LAVORO

  • mettere a disposizione idonei dispositivi di protezione individuale ed indumenti protettivi quali cappelli a tesa larga e circolare per la protezione del capo, orecchie, naso e collo;
  • occhiali per protezione dai raggi solari;
  • creme protettive solari SOLO SU INDICAZIONE MEDICA;
  • abiti leggeri  di tessuto traspirante (cotone);;
  • scarpe di sicurezza /protezione di modello estivo

 

AGRICOLTURA ED EDILIZIA

È consigliabile che sia le aziende agricole, da quelle di grandi dimensioni a quelle a gestione familiare, che le imprese edili, predispongano un adeguato piano di risposta al calore, a vantaggio sia del datore di lavoro che dei dipendenti. Per ciascuna attività/fase  lavorativa dovrebbero essere identificate procedure di sicurezza, singole o combinate, che andranno poi tradotte in azioni specifiche, e misure di protezione che i lavoratori possono intraprendere quando le temperature diventano eccessive. Le informazioni dovrebbero raggiungere i lavoratori per tempo, all’inizio della stagione estiva, e promemoria periodici dovrebbero essere loro indirizzati nel corso della stagione stessa.

È importante sottolineare che i lavoratori devono avere il tempo di acclimatarsi al calore. Sono necessari alcuni giorni per l’acclimatazione; il tempo necessario varia sulla base delle condizioni fisiche e dell’eventuale esposizione pregressa a temperature elevate nei giorni o nelle settimane precedenti, tuttavia è necessaria almeno una settimana perché i lavoratori si adattino al caldo eccessivo.

Restare idratati è fondamentale per il mantenimento della salute e della produttività; tuttavia generalmente i lavoratori non riescono a reidratarsi giorno per giorno. Evidenze recenti mostrano come oltre il 50% dei lavoratori, sia nel settore agricolo, che in quello delle costruzioni, arrivi già al lavoro con uno stato di idratazione inadeguato. Ciò è problematico, poiché

l'esposizione al calore combinata con la disidratazione pregiudica notevolmente le prestazioni cognitive e fisiche, aumentando lo stress termico. Iniziare il lavoro già in stato di disidratazione comporta un aumento del rischio di sviluppare malattie da calore, danni renali e una riduzione delle prestazioni. Per ovviare a ciò, i lavoratori dovrebbero bere almeno 500-750 ml (due/tre bicchieri di acqua) prima di iniziare il lavoro, un’analoga quantità d’acqua durante la pausa a metà giornata e dopo il lavoro, e per ogni ora di lavoro svolta (Figura 2).

In condizioni di stress i lavoratori possono valutare il proprio stato di idratazione controllando la quantità e il colore dell’urina emessa: si è in buono stato di idratazione se si avverte lo stimolo a urinare una volta ogni due o tre ore e se l’urina è di colore chiaro (Figura 3). Se la sudorazione è copiosa, dovrebbero essere reintegrati con la dieta i sali persi, tuttavia, i lavoratori ipertesi o affetti da altre malattie cardiovascolari o altre condizioni di suscettibilità dovrebbero seguire questa raccomandazione solo dopo aver sentito il parere del medico. 

Pause aggiuntive (ad esempio 1-2 minuti, ogni 30 minuti) possono essere pianificate e incluse senza compromettere il tempo di lavoro effettivo. È stato infatti dimostrato che inserire pause di lavoro programmate durante i periodi di caldo migliora la salute e il benessere dei lavoratori e non causa perdite di produttività. Questo perché in condizioni di caldo eccessivo i lavoratori lavorano più lentamente e fanno pause non pianificate più frequenti, mentre l’introduzione di pause programmate consente loro di abbassare la temperatura e limitare il surriscaldamento corporeo. Le pause programmate dovrebbero avere luogo in aree ombreggiate e ampiamente ventilate

Sebbene l'utilizzo di aria condizionata sia il metodo più efficace per ridurre lo stress da calore ambientale, il costo per il suo utilizzo è spesso proibitivo, non può essere effettuato all’aperto e comporta effetti negativi per l'ambiente. Tuttavia, possono essere previste specifiche "oasi di raffreddamento" in stanze di limitate dimensioni o azionando l’aria condizionata nelle auto dei lavoratori. L'efficienza del condizionamento dell'aria può essere ulteriormente migliorata combinando questo con la ventilazione e limitando la quantità e/o lo spessore degli indumenti indossati negli spazi di raffreddamento, nel qual caso è sufficiente portare la temperatura dell'aria a ~ 26-28 ° C.

Gli interventi di raffreddamento possono essere applicati durante le pause per ridurre ulteriormente lo stress da calore e migliorare le prestazioni del lavoratore. Diversi interventi si sono dimostrati efficaci nel ridurre lo stress termico e migliorare le prestazioni durante le pause periodiche programmate. Questi includono immergere le braccia fino al gomito in vasche di acqua fresca; ingerire acqua fresca, ghiaccio grattato a neve o granite; avvolgere del ghiaccio in asciugamani e con questi rinfrescarsi il collo; sedersi di fronte a un ventilatore dopo essersi bagnati la cute; indossare giubbotti di raffreddamento che utilizzano materiale a cambiamento di fase (cioè gilet riempiti con gel di raffreddamento o ghiaccio). Va notato che ciascuno di questi interventi è caratterizzato da efficacia, costi e fattibilità variabili e i datori di lavoro dovrebbero prendere in considerazione quelli maggiormente applicabili in relazione all’ambiente di lavoro dei propri dipendenti. 

 

PREVENZIONE E PROTEZIONE AMBIENTI CALDI INDOOR

INTERVENTI TECNICI

Per ridurre il calore endogeno prodotto in seguito all’attività lavorativa:

  • Fornire al lavoratore le attrezzature necessarie per limitare le attività lavorative pesanti;
  • Meccanizzare il più possibile le fasi lavorative che richiedono impegno muscolare e fisico del lavoratore.

Per ridurre il carico radiante:

  • Posizionare schermi protettivi fra il lavoratore e la sorgente radiante (semplici superfici riflettenti o riflettenti ed assorbenti);
  • Ridurre, laddove possibile, l’emissività della superficie calda della sorgente radiante rivestendola con del materiale isolante;
  • Nel caso di temperatura dell’aria minore della temperatura media della pelle (35°C ) si può cercare di aumentare il movimento dell’aria sulla superficie della pelle aumentando la ventilazione;
  • Nel caso di temperatura dell’aria maggiore della temperatura media della pelle (35°C ) è necessario raffreddare l’aria immettendo aria fredda.
  • Ridurre l’umidità può contribuire a migliorare l’evaporazione del sudore del lavoratore.

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO:

  • Prevedere un programma di acclimatamento per i lavoratori alle condizioni termiche di esercizio con lo scopo di migliorare la loro capacità di lavorare in ambienti caldi: aumentare gradualmente l’esposizione del lavoratore alle condizioni termiche in un arco temporale compreso tra 7 e 14 gg
  • Per lavoratori che non hanno esperienza con il lavoro da effettuare: la durata dell’esposizione del 1 giorno non deve superare il 20% della durata usuale giornaliera; nei giorni successivi l’incremento dell’esposizione non deve superare il 20%;
  • Per i lavoratori che hanno esperienza con il lavoro da effettuare: la durata dell’esposizione del 1 giorno non deve superare il 50% della durata usuale giornaliera, il 60% il secondo giorno, l’80% il terzo giorno per arrivare al 100% il quarto giorno;
  • Quando possibile, prevedere/pianificare le lavorazioni più pesanti nelle prime ore del mattino, nel tardo pomeriggio oppure organizzare turni di notte e/o organizzare le lavorazioni in giorni alterni invece che successivi;
  • Ridurre la durata delle esposizioni all’ambiente severo caldo: meglio esposizioni brevi e frequenti piuttosto che esposizioni di lunga durata.
  • Aumentare la forza lavoro per ridurre i tempi di esposizione ed aumentare le pause.
  • Prevedere spazi con aria condizionata per il recupero dei lavoratori;
  • Incoraggiare il lavoratore a bere frequentemente per integrare i liquidi persi. Mettere a disposizione bottiglie di acqua.

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE ED INDUMENTI DA UTILIZZARE DURANTE IL LAVORO

Nel caso di presenza di sorgenti radianti dotare il lavoratore di abbigliamento riflettente, fargli coprire le parti del corpo esposte;

INFORMAZIONE /FORMAZIONE

Per tutti i lavoratori ed i preposti che devono effettuare delle lavorazioni al caldo dovrebbe essere previsto un corso di addestramento allo stress termico.

I contenuti del corso dovrebbero riguardare la prevenzione ed il primo soccorso in caso di presenza di patologie dovute al caldo. La parte di prevenzione ha come scopo quello di far riconoscere i segnali ed i sintomi delle patologie dovute al caldo in modo da mettere in atto il primo soccorso e le opportune procedure correttive/di emergenza in tempi brevi.

Il datore di lavoro dovrebbe quindi provvedere a formare le varie figure coinvolte nelle lavorazioni in ambienti caldi fornendo corsi che affrontino le seguenti tematiche:

  • Il riconoscimento dei segnali e sintomi delle diverse patologie da caldo quali ad esempio: crampi, sincope da calore, eruzioni cutanee, colpo di calore;
  • Le cause delle patologie da caldo e le procedure da seguire per ridurre il rischio di insorgenza (bere acqua, monitorare il colore e la quantità delle urine etc);
  • Il corretto uso ed il corretto modo di conservare l’abbigliamento protettivo contro il caldo;
  • L’effetto di fattori esterni non legati all’attività lavorativa (alcol, droghe, obesità etc.) sulla tolleranza allo stress termico e le condizioni di suscettibiità individuale;
  • L’importanza dell’acclimatamento;
  • L’importanza di segnalare immediatamente al preposto, per sé o per un collega, l’insorgere di sintomi e segnali legati alle patologie da caldo;
  • Le procedure di emergenza che il datore di lavoro deve mettere in atto in caso di insorgenza di sintomi da patologie da caldo (chiamare il 118….)

Inoltre, in aggiunta agli argomenti illustrati, il preposto dovrebbe essere formato su:

  • Come si può sviluppare adeguatamente e correttamente l’acclimatamento di un lavoratore;
  • Quali procedure seguire nel caso un lavoratore presentasse sintomi compatibili con le patologie da caldo, incluse le procedure di emergenza;
  • Come monitorare i rapporti/bollettini meteo;
  • Come rispondere agli avvisi meteo;
  • Come monitorare e incoraggiare l’assunzione di liquidi e le pause.

 

PREVENZIONE E PROTEZIONE AMBIENTI FREDDI

 

ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

  • definire turni di lavoro solo nel periodo diurno (dalle 8 alle 17);
  • predisporre periodi di pausa in ambienti confortevoli diversi da quelli dove si svolgono le attività lavorative;
  • predisporre ove possibile ripari dal vento e dalla pioggia;
  • al comparire di sintomi quali giramenti di testa, difficoltà di concentrazione, spossatezza, bruciore alla pelle interrompere le attività e portarsi all’interno di un luogo confortevole;
  • in caso di sforzo fisico, asciugarsi regolarmente il sudore;

INTERVENTI TECNICI

Nei luoghi di lavoro evitare perdite di acqua che possano portare alla formazione di lastre di ghiaccio

INFORMAZIONE/FORMAZIONE

Informare e formare i lavoratori su:

  • possibili problemi di salute causati dal freddo;
  • segni e sintomi premonitori;
  • condizioni di suscettibilità individuale;
  • modalità appropriate di lavoro 
  • al comparire di sintomi quali giramenti di testa, difficoltà di concentrazione, spossatezza, bruciore alla pelle necessità di interrompere le attività e portarsi all’interno di un luogo confortevole;
  • in caso di sforzo fisico, asciugarsi regolarmente il sudore;

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE ED INDUMENTI DA UTILIZZARE DURANTE IL LAVORO

  • fornire ai lavoratori DPI antifreddo per il corpo e per il capo conformi alla norma UNI EN 342:2004 e per le mani conformi alla norma UNI EN 511:2006;
  • fornire ai lavoratori DPI antifreddo per i piedi con grado di protezione CI per il freddo e WR per l’acqua secondo norma UNI EN 20345:2012 (e con protezione meccanica in funzione della tipologia di rischio);
  • fornire ai lavoratori DPI per la protezione dalla pioggia conformi alla norma UNI EN 343:2008;
  • indossare berretti antifreddo (se necessario al di sotto del casco antinfortunistico);
  • l’abbigliamento per il freddo non deve essere stretto e deve essere traspirante per consentire la dispersione del sudore eventualmente accumulato;

 

 

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