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VALUTAZIONE DEL RISCHIO 

 

 

VALUTAZIONE DEL RISCHIO RADON

MATERIALI DA COSTRUZIONE: METODICHE DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO

ATTIVITA' NORM: METODICHE DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO

 

 

VALUTAZIONE DEL RISCHIO RADON NEI LUOGHI DI LAVORO

Se la tua attività lavorativa rientra in una delle seguenti categorie è necessario effettuare la valutazione del rischio Radon procedendo alla misura delle concentrazioni di tale gas nell'ambiente di lavoro (Bq/m3). Data la forte variabilità della presenza di radon in un ambiente, una misura di lunga durata permette di stimare la concentrazione media annua che tiene conto delle fluttuazioni temporali, da confrontarsi con i valori di azione prescritti dalla normativa. In genere si adottano metodi di monitoraggio di lungo periodo.  Questi metodi si basano sull’utilizzo di dispositivi passivi (dosimetri passivi). In generale si tratta di un contenitore in plastica, all’interno del quale è presente un materiale, sensibile al radon, che non emette alcuna sostanza o radiazione e non necessita di alimentazione elettrica. I dosimetri vengono collocati in un locale (in genere appesi al muro oppure appoggiati su una superficie) per un certo periodo temporale (uno o più mesi); al termine di questo periodo di campionamento, vengono restituiti al laboratorio per essere analizzati. Il risultato fornisce la concentrazione media di radon presente nel locale oggetto di valutazione (Bq/m3). Talvolta può risultare utile una misura di breve durata (screening) per una prima verifica delle concentrazioni nei locali di un edificio, e ciò può essere effettuato utilizzando strumentazione attiva portatile. 

La valutazione del rischio Radon va inserita all’interno del documento di valutazione dei rischi come previsto dal Testo unico sulla sicurezza sul lavoro D.Lgs 81/2008. Essa pertanto, come per qualsiasi altro rischio, dovrà riportare l'entità delle concentrazioni riscontrate, il confronto con i limiti di legge  e le azioni da mettere in atto in azienda ai fini della riduzione e del controllo del rischio espositivo.

Utilizza il tool per stimare il numero di dosimetri necessario per valutare il rischio radon nella tua attività lavorativa

Check-list per definire le attività lavorative con luoghi di lavoro di interesse per il radon (D.Lgs.230/95 e succ. mod e integraz.)

a)Luoghi di lavoro convenzionali:

b) Luoghi di lavoro non convenzionali:

La normativa italiana vigente (D.Lgs 230/95 e smi), in relazione alla protezione dei lavoratori dall’esposizione al radon nei luoghi di lavoro, prevede un livello di azione(1) pari a 500 Bq/m3, come concentrazione media annua di attività di radon in aria. L’esposizione per un arco di tempo pari a 2000 h/anno (un anno lavorativo) a tale concentrazione determina una corrispondente dose efficace pari a 3 mSv/anno.

La Direttiva 2013/59/Euratom ha introdotto nuove disposizioni relative al controllo del radon nei luoghi di lavoro a partire dall’introduzione di un nuovo livello di riferimento(2) pari a 300 Bq/m3, come concentrazione media annua di attività di radon in aria.

In caso di superamento del valore di azione la vigente normativa prevede che l’esercente si avvalga della consulenza dell’Esperto Qualificato per identificare le misure di prevenzione e protezione dei lavoratori (azioni di rimedio o protezione dei lavoratori) (art. 10-quinquies). In particolare:

  • Effettua, entro 3 anni, azioni di bonifica dei locali nei quali si è riscontrato il superamento del livello di azione.

  • Al termine della bonifica, è richiesta la ripetizione della misura per verificarne l'efficacia

  • Nel caso in cui le azioni di bonifica siano risultate inefficaci, è necessario mettere in atto specifiche misure di prevenzione e  protezione per i lavoratori.

     

Note:

(1) livello di azione:  è il valore di concentrazione di attività di radon in aria o di dose efficace, il cui superamento richiede l'adozione di azioni di rimedio che riducano tale grandezza a livelli più bassi del valore fissato.

(2) livello di riferimento: concentrazione di attività al di sopra del quale si ritiene inopportuno permettere che si verifichino esposizioni, anche se non è un limite che non può essere superato.

 

Materiali da costruzione: Metodiche di valutazione del rischio

I Basic Safety Standards – BSS (Direttiva 59/2013/Euratom) introducono un sistema regolatorio per controllare l’esposizione della popolazione alle radiazioni gamma emesse dai radionuclidi naturali contenuti nei materiali da costruzione.

Tale controllo si applica ad alcune tipologie di materiali da costruzione ben individuate e a tale scopo i Basic Safety Standards – BSS (Direttiva 59/2013/Euratom) hanno  fornito un elenco indicativo (Annex XIII) di materiali da costruzione.

Elenco indicativo di materiali da costruzione considerati in riferimento alle radiazioni gamma emesse da tali materiali  

(tratto da Annex XIII della Direttiva 2013/59/Euratom). 

1. Materiali naturali

  1. Alum-shale (cemento contenente scisti alluminosi).

  2. Materiali da costruzione o additivi di origine naturale ignea tra cui:

 

2. Materiali che incorporano residui dalle industrie che lavorano materiali radioattivi naturali tra cui:

  1. ceneri volanti;

  2. fosfogesso;

  3. scorie di fosforo;

  4. scorie di stagno;

  5. scorie di rame;

  6. fanghi rossi (residui della produzione dell'alluminio);

  7. residui della produzione di acciaio.

 

Per tali materiali – prima della loro immissione sul mercato, è necessario:

 

Tool per il calcolo dell’indice di concentrazione di attività di radionuclidi naturali (screening) nei materiali da costruzione, con eventuale applicazione anche a materiali a più componenti

Indice di concentrazione di attività (I)

I = C226Ra/300 + C232Th/200 + C40K/3000

 
Scarica il  tool per il calcolo dell’indice I (FOGLIO EXCEL)
 
 
 
ATTIVITA' NORM: METODICHE DU VALUTAZIONE DEL RISCHIO 
 
 

Se l'attività lavorativa rientra in uno dei seguenti settori è prescritto che si proceda ad una valutazione del rischio NORM secondo quanto prescritto dalla normativa.

Tale valutazione dovrà essere inclusa nel rapporto di valutazione dei rischi ai sensi del D.lgvo 81/08.

La normativa vigente (D.lgs 230/95 e smi)  prevede che, a cura di un Esperto Qualificato, venga eseguita una valutazione di dose per lavoratori e membri del pubblico interessati dalla singola azienda e stabilisce dei livelli di azione, superati i quali il datore di lavoro deve intervenire per riportare le esposizioni al di sotto di essi. Nel caso del superamento  dei livelli di azione, questi deve inviare una comunicazione agli Enti di controllo e attivare specifiche azioni di riduzione e controllo del rischio.

La normativa vigente (D.Lgs 230/95) prevede:
 
Va sottolineato, che per l’ambito normativo qui esaminato, agli individui della popolazione sono assimilati anche i lavoratori delle aziende diverse da quella ove si esercita l’attività NORM, pur se in qualche modo ad essa collegate (es. per l’allontanamento dei residui, per il riutilizzo dei medesimi, etc.). 

Check-list per identificare i settori industriali definiti come attività NORM

  1. industria che utilizza minerali fosfatici e depositi per il commercio all’ingrosso di fertilizzanti;

  2. lavorazione di minerali nella estrazione di stagno, ferro-niobio da pirocloro e alluminio da bauxite;

  3. lavorazione di sabbie zirconifere e produzione di materiali refrattari;

  4. lavorazione di terre rare;

  5. lavorazione ed impiego di composti del torio, per quanto concerne elettrodi per saldatura con torio, produzione di lenti o vetri ottici e reticelle per lampade a gas;

  6. produzione di pigmento al biossido di titanio;

  7. estrazione e raffinazione di petrolio ed estrazione di gas, per quanto concerne presenza e rimozione di fanghi e incrostazioni in tubazioni e contenitori

 

 
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