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C.11 Cosa si intende per vibrazioni impulsive e come si tiene conto della loro presenza nell'ambito della valutazione del rischio espositivo a vibrazioni?

La valutazione della presenza di impatti o urti ripetuti  è richiesta  sempre nell'ambito della valutazione del rischio vibrazioni  con riferimento a quanto prescritto dall’art. 202 - comma 5 - punto a) del D.lgvo  9 Aprile 2008 n. 81 che prescrive che la valutazione prenda in esame: “il livello, il tipo e la durata dell'esposizione, ivi inclusa ogni esposizione a vibrazioni intermittenti o a urti ripetuti”. La presenza di vibrazioni impulsive o impatti ripetuti rappresenta in genere un importante co-fattore di rischio espositivo da valutarsi in primo luogo mediante osservazione diretta della lavorazione.

L'indicatore A8 non è in genere idoneo alla valutazione dell'esposizione a  vibrazioni impulsive ed agli impatti ripetuti.

Da un punto di vista normativo la situazione per le HAV è molto diversa dalla situazione per le WBV

HAV

Per lavorazioni che espongano a singoli impatti o ad impatti ripetuti, quali ad esempio martelli manuali, avvitatrici ad impatto, pistole chiodatrici etc.  sono in corso studi volti a determinare una metrica appropriata di quantificazione dell'esposizione, in quanto la maggior parte degli studi epidemiologici e sperimentali inerenti il rischio espositivo a vibrazioni M/B non ha riguardato tali tipologie di esposizioni. La valutazione della presenza di singoli impatti o urti ripetuti andrà effettuata utilizzando i criteri generali esposti alla FAQ C.2/C.6  e valutando caso per caso le possibilità concrete di riduzione degli urti/impatti trasmessi al sistema mano/braccio.

WBV

La norma UNI ISO 2631-1 cita esplicitamente l’impulsività come possibile co-fattore di rischio. Al contrario della UNI EN ISO 5349-1 tuttavia essa include uno specifico descrittore di impulsività, detto fattore di cresta (indicato con CF, acronimo dell’inglese Crest Factor), e definito come il rapporto fra il picco massimo di accelerazione ponderata registrato nel tempo di misura , , e il valore efficace (r.m.s.) dell’accelerazione ponderata  relativo allo stesso tempo di misura. Tale rapporto va valutato indipendentemente per ciascuno dei tre assi, con lo stesso tempo di misura. Una vibrazione viene considerata impulsiva quando il fattore di cresta risulta superiore a 9. In assenza di indicazioni nella UNI ISO 2631-1, si assume che una vibrazione sia impulsiva quando il valore limite del fattore di cresta viene superato in almeno un asse. Si veda anche la sezione 2.6.10 del testo “La valutazione del rischio vibrazioni”, INAIL 2018.

Ai fini della valutazione dell’entità delle vibrazioni a carattere impulsivo la norma ISO 2631-1 suggerisce l'uso del  parametro VDV (Vibration Dose Value). Tale parametro non è stato adottato dal D.Lgvo. n. 81/2008 e s.m.i., ed è invece previsto dalla Direttiva Europea Vibrazioni 2002/44/CE sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (vibrazioni), ai fini della valutazione di vibrazioni a carattere impulsivo. Esso si basa sull’integrazione nel tempo dell’accelerazione ponderata in frequenza elevata alla quarta potenza, da cui si ottiene il Valore della Dose di Vibrazione (VDV) (FAQ C.16)

dove:

aw(t)        accelerazione istantanea pesata in frequenza

T               durata del tempo di misura

Tale metodo è correntemente utilizzato nella maggior parte dei paesi europei nella valutazione  dell' esposizione a vibrazioni a carattere impulsivo.

In particolare la Direttiva Europea fissa per il VDV i seguenti valori di riferimento

 

 

 

Tab. C.15.1      Livelli di azione e valori limite prescritti dalla Direttiva Europea Vibrazioni 2002/44/CE per il VDV

Livello di azione:                  9,1 m/s1.75

Valore limite:                        21 m/s1.75


A tali valori si può fare riferimento ai fini della valutazione dell'esposizione a urti o impatti ripetuti, dopo avere identificato  quali siano le principali sorgenti degli stessi.

Un metodo avanzato di quantificazione e valutazione dell’esposizione a WBV con natura prevalentemente impulsiva è descritto nello standard ISO 2631-5. Si tratta di un metodo piuttosto complesso che mediante un software sviluppato ad hoc è in grado di calcolare le forze di tipo compressivo che si sviluppano nei dischi intervertebrali a seguito della esposizione ad eventi impulsivi.  Come illustrato nell’appendice A dello standard ISO 2631-5, il metodo richiede in ingresso la forma d’onda del segnale di accelerazione registrato nel punto di ingresso della vibrazione nel corpo del soggetto esposto, e tiene conto di alcune caratteristiche antropometriche del soggetto esposto (massa, BMI) nonché della sua postura.  L’appendice E descrive poi il metodo con il quale, partendo dalle forze intervertebrali predette dal software, si calcola il fattore di rischio  che di fatto è un descrittore di esposizione ad eventi impulsivi integrato su tutta la durata della vita lavorativa del soggetto esposto.

Considerata la complessità del metodo descritto nella ISO 2631-5, se ne raccomanda l’uso soltanto se  si desidera una valutazione di dettaglio della esposizione a vibrazioni impulsive.

 

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