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Come confrontarsi con la valutazione rischio incendi / esplosioni dovuti a scintille prodotte da campi indotti, correnti di contatto o scariche elettriche? (C.10)?

 

La prevenzione di formazione di scariche elettriche e correnti di contatto dovuti alla presenza  di campi elettromagnetici nell’ambiente di lavoro è fondamentale anche per ridurre il rischio di innesco di eventuali atmosfere esplosive (ATEX). La valutazione “ATEX” ricade sotto il Titolo XI – Protezione da atmosfere esplosive del D.lgs.81/08 e s.m.i.  Si intende per atmosfera esplosiva:

una miscela con l’aria, a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in cui, dopo l’accensione, la combustione si propaga nell’insieme della miscela incombusta.

La valutazione del rischio è fortemente legata allo specifico scenario espositivo in quanto la complessità dei contesti industriali e la numerosità dei parametri in gioco deve essere valutata caso per caso e demandata all’esperto ATEX. Quanto riportato di seguito sono solo indicazioni, non esaustive, di carattere informativo generale.

Se dal processo di valutazione del rischio aziendale si riscontra il rischio, non valutabile dall’esperto CEM, di esposizione al rischio di atmosfere esplosive, un esperto sarà chiamato a redigere il DPE – Documento sulla Protezione contro le Esplosioni - che includerà la classificazione dei luoghi di lavoro, in ordine decrescente di pericolosità, in Zona 0 – 1 – 2nel caso di gas, oppure Zona 20- 21-22in caso di polveri. Nella valutazione del rischio ATEX l’esperto prenderà in considerazione le energie minime di accensione dell’atmosfera, specifiche per ogni sostanza considerata. In base alle Zone verranno impartite, dall’esperto DI RISCHIO atex, le misure di tutela specifiche del caso. 

In ogni caso, si forniscono di seguito alcuni criteri di carattere generale utili per minimizzare il rischio di formazione di scariche e correnti di contatto. 

Per quanto concerne le radiofrequenze, l’innesco di atmosfere esplosive in una determinata area può essere possibile anche se le sorgenti di campo elettromagnetico sono collocate ad una certa distanza. Tuttavia, affinché ciò possa accadere, devono verificarsi una serie di condizione tra le quali:

-              radiazione con intensità e frequenze opportune,

-              presenza nell’area di strutture in grado di comportarsi come antenne riceventi, magari anche risonanti a determinate frequenze, come ad esempio conduttori sottili che, oltretutto, possono diventare incandescenti,

-              possibilità di trasferimento dell’energia radiante alla sostanza infiammabile.

In questi casi l’adozione di semplici misure organizzative potrà ragionevolmente minimizzare il rischio, ad esempio:

-              il collegamento equipotenziale delle strutture metalliche in modo da disperdere l’accumulo di cariche,

-              la rimozione di oggetti conduttori inutili, soprattutto quelli di grandi dimensioni nelle aree considerate a rischio esplosività.

In particolare:

-              nella banda di radiofrequenze da 104a 3 x 1011Hz, i sistemi che emettono sono ad esempio radio trasmettitori, trasmettitori industriali o generatori medici di RF per riscaldamento oppure dispositivi per essiccamento, indurimento, saldatura, taglio. In questo caso è bene mantenere una adeguata distanza di sicurezza con le zone in cui potrebbero essere allocate sostanze esplosive. Se ciò non è possibile devono essere previste adeguate misure di protezione, come ad esempio schermature.

-              Per quanto riguarda l’intervallo delle basse frequenze il rispetto dei VA inferiori per il campo elettrico e dei VA per le correnti di contatto minimizza la comparsa di scariche e correnti nell’ambiente di lavoro. In generale i processi che implicano strofinio tra due dielettrici diversi possono generare accumulo di carica elettrostatica e conseguente esposizione a campo elettrico statico o quasi – statico. Le cariche che si accumulano sulle persone, sugli impianti o sui prodotti, se non disperse, possono provocare scariche elettrostatiche (Vedi anche FAQ C.11).

 

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