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A.2 Quali sono i soggetti particolarmente sensibili al rischio dovuto alla esposizione alle ROA?

Alcune condizioni di suscettibilità individuale possono aumentare la sensibilità al rischio ad uno o più intervalli dello spettro ottico.

Donne in gravidanza: la tutela di questa categoria di lavoratrici deriva da quanto disposto agli artt.28 e 183 del D.Lgs. 81/08 nonché all’art.11 del DLgs.151/01. Il Medico Competente dovrà valutare l’eventuale adozione di cautele specifiche, tenuto conto che l’insieme delle disposizioni normative vigenti e le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono di prestare particolare attenzione a tutte quelle condizioni nelle quali la lavoratrice gestante possa trovarsi esposta alle emissioni di sorgenti IR intense (ad esempio forni), soprattutto se presenti in luoghi di lavoro con ambiente termico severo caldo.

Minori di anni 18: la normativa vigente vieta di adibire gli adolescenti ad un insieme di lavorazioni e processi riportati nell’Allegato 1 del D.lgs. 345/1999, fatti salvi i casi derogati dalla competente Direzione Territoriale del Lavoro. Tra le attività vietate vi sono quelle che comportano:

  • “L’esercizio dei forni a temperatura superiore a 500°C (…)” al punto 10, Sezione II
  • “Le lavorazioni nelle fonderie” al punto 11, Sezione II
  • “La saldatura e taglio dei metalli con arco elettrico o con fiamma ossidrica o ossiacetilenica” al punto 36, Sezione II.

Queste disposizioni impediscono di fatto l’esposizione dei lavoratori minori di anni 18 alle più rilevanti sorgenti di radiazione IR, nonché ad un’importante sorgente di radiazione UV e visibile: i sistemi di saldatura e taglio ad arco. In relazione ad altre sorgenti di ROA, sarà cura del M.C. valutare l’eventuale adozione di misure specifiche per il lavoratore adolescente. Nel caso di esposizione a sorgenti che emettono nell’UV, la giovane età del lavoratore comporta un’esposizione cumulativa potenzialmente più elevata e potrebbe pertanto configurare un rischio di effetti a lungo termine per la cute e per l’occhio maggiore rispetto al lavoratore adulto, soprattutto in assenza di un’adeguata protezione individuale.

Albini e fototipi chiari Gli albini ed i fototipi I e II (secondo la classificazione di Fitzpatrick) sono maggiormente a rischio per quanto riguarda gli effetti della radiazione UV, sia di tipo acuto (eritema) sia a lungo termine (tumori della cute). Tra le neoplasie cutanee l’aumentato rischio riguarda soprattutto l’epitelioma baso-cellulare ed il melanoma maligno vedi (sezione Radiazione Solare A.1 e A.2.)

Portatori di malattie del collagene quali Sclerodermia e Lupus Eritematoso nelle sue varie forme: dermatomiosite, poliartrite nodosa, sindrome di Wegener per esposizioni a radiazioni UV.

Individui con estese aree di vitiligine o con estesi esiti cicatriziali o da ustione nelle aree cutanee fotoesposte. L’esposizione prolungata ad UV può determinare in queste aree un aumentato rischio di sviluppo di neoplasie cutanee, in particolare l’epitelioma squamocellulare. Anche in questo caso il M.C. dovrà valutare in sede di formulazione del giudizio di idoneità l’opportunità di una protezione particolare di tali aree di cute.

Individui portatori di condizioni nel complesso note come fotodermatosi o determinanti fotosensibilizzazione. Si tratta di uno spettro molto eterogeneo di condizioni sia per meccanismo patogenetico (che può essere ad esempio di tipo immunomediato, oppure legato a difetti nei meccanismi di riparo del DNA o nella biosintesi delle porfirine, oppure, ancora, alla coesposizione a radiazioni ottiche e composti di natura fotosensibilizzante) sia per la diffusione (abbastanza rilevante ad esempio per l’insieme delle dermatosi fotoaggravate e rara o molto rara per le fotogenodermatosi) sia per la tipologia e l’entità delle manifestazioni cliniche, soprattutto a livello della cute (dall’eritema, a quadri maculo-papulari, bollosi, eczematosi, pomfoidi, discromici, ulcerativi etc.). La clinica di queste condizioni inoltre non dipende solo dalla patologia in gioco, ma nell’ambito della stessa patologia può variare moltissimo per frequenza e gravità su base individuale e in funzione di tempi, durata e frequenza dell’esposizione. La radiazione UV rappresenta la regione spettrale maggiormente coinvolta per quanto riguarda l’induzione e/o l’esacerbazione di manifestazioni cliniche a livello della cute negli individui affetti, ma anche il visibile può acquisire rilevanza, soprattutto nel caso di condizioni rare (quali l’orticaria solare) o per alcuni tipi di reazione di fotosensibilizzazione. La loro valutazione ai fini della formulazione del giudizio di idoneità e dell’eventuale adozione di misure di protezione particolare è demandata al M.C., il quale dovrà tener conto della condizione considerata, della frequenza con la quale può essere riscontrata, delle modalità espositive del lavoratore, delle eventuali patologie pregresse e concomitanti, dell’esito di eventuali esami specialistici (dermatologici o di altro tipo) e dell’utilizzo di DPI.

La tabella seguente riporta, per completezza, la classificazione delle fotodermatosi e delle reazioni di fotosensibilizzazione e deve essere letta nell’ottica di quanto precedentemente discusso.

Quadro sinottico delle condizioni patologiche che possono determinare un’aumentata fotosensibilità a livello della cute (da Grandi et al., 2016 – adattata e integrata).

Gruppo

Sottogruppo(i)

Singola condizione

Fotodermatosi autoimmuni (condizioni con anomala risposta della cute alla radiazione UV e possibilmente alla radiazione visibile sulla base di meccanismi immuno-mediati)

 

 

Eruzione solare polimorfa, dermatite cronica attinica, Hydroa vacciniforme, orticaria solare, prurito attinico

Fotogenodermatosi

(condizioni con instabilità genomica dovuta all’alterazione di uno o più meccanismi di riparo del DNA, che comportano aumentata fotosensibilità e/o aumentato rischio di neoplasie cutanee)

Da alterato riparo del DNA

Xeroderma pigmentosum, sindrome di Cockaine, tricodistrofia

Da mancanza di elicasi

Sindrome di Bloom, sindrome di Rothmund-Thomson

Dermatosi fotoaggravate

(condizioni che coinvolgono la cute o sono confinate alla cute, in parte di natura autoimmune, le quali, in termini di manifestazioni cliniche, possono essere occasionalmente o abitualmente esacerbate alla radiazione UV o possono essere talvolta associate a fotosensibilità)

 

 

Lupus eritematoso, psoriasi, sindrome di Sjogren, dermatomiosite, artrite reumatoide, sclerodermia, poliarterite nodosa, sindrome antifosfolipidi, sindrome di Wegener, dermatiti bollose (pemphigo e pemphigoide), lichen planus, dermatite atopica, dermatite seborroica, rosacea, acne volgare, discheratosi follicolare (malattia di Darier), sindrome di Kindler-Weary, sindrome di Smith-Lemli-Opitz, fotosensibilità da infezione da HIV

Reazioni di fotosensibilizzazione

(dovute all’esposizione combinata a radiazione ottica - UV e, in minor misura, visibile - e agenti chimici)

Endogene

Porfirie epatiche

Porfiria cutanea tarda, porfiria epatoeritropoietica, porfiria variegata, coproporfiria ereditaria

Porfirie eritropoietiche

Porfiria congenita eritropoietica, protoporfiria eritropoietica

Esogene

Reazioni fototossiche

Farmaci, piante, alcuni inquinanti ambientali, componenti di formulazioni per l’igiene e la persona etc.

Reazioni fotoallergiche

Farmaci, piante, alcuni inquinanti ambientali, componenti di formulazioni per l’igiene e la persona etc.

Soggetti in trattamento cronico o ciclico con farmaci fotosensibilizzanti

Antibiotici come le tetracicline ed i fluorochinoloni; anti-infiammatori non steroidei come l’ibuprofene ed il naprossene; diuretici come la furosemide; ipoglicemizzanti come la sulfonil-urea; psoraleni; acido retinoico; acido aminolevulinico, neurolettici come le fenotiazine; anti-aritmici come l’amiodarone. Nella tabella A_2_a viene riportato l’elenco delle sostanze /farmaci fotosensibilizzanti presente anche sul PAF che verrà costantemente aggiornato all'indirizzo: https://www.portaleagentifisici.it/fo_ro_naturali_prevenzione_e_protezione.php?lg=I

Tabella A.2_a  Agenti fotosensibilizzanti (da ICNIRP, 2004)

Agenti

Incidenza

Tipo di reazione

Intervallo delle lunghezze

d'onda efficaci

Agenti fotosensibilizzanti dopo somministrazione locale

Solfonammidi e prodotti chimici associati (schermi solari, sbiancanti ottici)

n.d.*

Fototossica e fotoallergica

290 - 320 nm

Disinfettanti (composti di salicilanilide in saponi e deodoranti)

n.d.

Fototossica e fotoallergica

290 - 400 nm

Fenotiazine (creme, coloranti e insetticidi)

n.d.

Fototossica e fotoallergica

320 nm - Visibile

Coloranti

n.d.

Fototossica iperpigmentazione

Visibile

Catrame di carbone e derivati (composti fenolici)

n.d.

Fototossica

340 - 430 nm

Oli essenziali (profumi e acque di colonia)

n.d.

Fototossica iperpigmentazione

290 - 380 nm

Composti furocumarinici (psoraleni)

n.d.

Fototossica iperpigmentazione

290 - 400 nm

Solfuro di cadmio (tatuaggi)

n.d.

Fototossica

380 - 445 nm

Agenti fotosensibilizzanti dopo somministrazione orale o parenterale

Amiodarone

Alta

Fototossica

300 - 400 nm

Diuretici a base di tiazide

Media

Fotoallergica

300 - 400 nm

Clorpromazina e fenotiazine associate

Media

Fototossica e fotoallergica

320 - 400 nm

Acido nalidixico

Alta

Fototossica

320 - 360 nm

Farmaci antinfiammatori non steroidei

Bassa

Fototossica e fotoallergica

310 - 340 nm

Protriptilina

Alta

Fototossica

290 - 320 nm

Psoraleni

Alta

Fototossica

 

320 - 380 nm

Sulfamidici (batteriostatici e antidiabetici)

Bassa

Fotoallergica

315 - 400 nm

Tetracicline (antibiotici)

Media

Fototossica

350 - 420 nm

Inoltre devono essere annoverati tra i soggetti particolarmente sensibili al rischio da esposizione alle ROA anche coloro che:

  • sono affetti da alterazioni dell’iride (colobomi, aniridie) e della pupilla (midriasi, pupilla tonica);
  • i soggetti portatori di drusen (corpi colloidi) per esposizioni a luce blu;
  • i lavoratori che abbiano lesioni cutanee maligne o pre-maligne per esposizioni a radiazioni UV;
  • i lavoratori affetti da patologie cutanee fotoindotte o foto-aggravate per esposizioni a radiazioni UV e IR;
  • i lavoratori affetti da xeroderma pigmentosus per esposizioni a radiazioni UV;
  • i soggetti epilettici per esposizioni a luce visibile di tipo intermittente, cioè tra i 15 e i 25 flash al secondo.

Ai fini della sorveglianza sanitaria devono essere cautelativamente considerati particolarmente sensibili al danno retinico di natura fotochimica i lavoratori che hanno subito un impianto IOL (Intra Ocular Lens; “cristallino artificiale”), in particolare se esposti a radiazioni tra 300 e 550 nm.

Maggiori approfondimenti in merito sono reperibili nella letteratura medica specialistica di riferimento.

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