Alcune condizioni di suscettibilità individuale possono aumentare la sensibilità al rischio ad uno o più intervalli dello spettro ottico.
Donne in gravidanza: la tutela di questa categoria di lavoratrici deriva da quanto disposto agli artt.28 e 183 del D.Lgs. 81/08 nonché all’art.11 del DLgs.151/01. Il Medico Competente dovrà valutare l’eventuale adozione di cautele specifiche, tenuto conto che l’insieme delle disposizioni normative vigenti e le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono di prestare particolare attenzione a tutte quelle condizioni nelle quali la lavoratrice gestante possa trovarsi esposta alle emissioni di sorgenti IR intense (ad esempio forni), soprattutto se presenti in luoghi di lavoro con ambiente termico severo caldo.
Minori di anni 18: la normativa vigente vieta di adibire gli adolescenti ad un insieme di lavorazioni e processi riportati nell’Allegato 1 del D.lgs. 345/1999, fatti salvi i casi derogati dalla competente Direzione Territoriale del Lavoro. Tra le attività vietate vi sono quelle che comportano:
Queste disposizioni impediscono di fatto l’esposizione dei lavoratori minori di anni 18 alle più rilevanti sorgenti di radiazione IR, nonché ad un’importante sorgente di radiazione UV e visibile: i sistemi di saldatura e taglio ad arco. In relazione ad altre sorgenti di ROA, sarà cura del M.C. valutare l’eventuale adozione di misure specifiche per il lavoratore adolescente. Nel caso di esposizione a sorgenti che emettono nell’UV, la giovane età del lavoratore comporta un’esposizione cumulativa potenzialmente più elevata e potrebbe pertanto configurare un rischio di effetti a lungo termine per la cute e per l’occhio maggiore rispetto al lavoratore adulto, soprattutto in assenza di un’adeguata protezione individuale.
Albini e fototipi chiari Gli albini ed i fototipi I e II (secondo la classificazione di Fitzpatrick) sono maggiormente a rischio per quanto riguarda gli effetti della radiazione UV, sia di tipo acuto (eritema) sia a lungo termine (tumori della cute). Tra le neoplasie cutanee l’aumentato rischio riguarda soprattutto l’epitelioma baso-cellulare ed il melanoma maligno vedi (sezione Radiazione Solare A.1 e A.2.)
Portatori di malattie del collagene quali Sclerodermia e Lupus Eritematoso nelle sue varie forme: dermatomiosite, poliartrite nodosa, sindrome di Wegener per esposizioni a radiazioni UV.
Individui con estese aree di vitiligine o con estesi esiti cicatriziali o da ustione nelle aree cutanee fotoesposte. L’esposizione prolungata ad UV può determinare in queste aree un aumentato rischio di sviluppo di neoplasie cutanee, in particolare l’epitelioma squamocellulare. Anche in questo caso il M.C. dovrà valutare in sede di formulazione del giudizio di idoneità l’opportunità di una protezione particolare di tali aree di cute.
Individui portatori di condizioni nel complesso note come fotodermatosi o determinanti fotosensibilizzazione. Si tratta di uno spettro molto eterogeneo di condizioni sia per meccanismo patogenetico (che può essere ad esempio di tipo immunomediato, oppure legato a difetti nei meccanismi di riparo del DNA o nella biosintesi delle porfirine, oppure, ancora, alla coesposizione a radiazioni ottiche e composti di natura fotosensibilizzante) sia per la diffusione (abbastanza rilevante ad esempio per l’insieme delle dermatosi fotoaggravate e rara o molto rara per le fotogenodermatosi) sia per la tipologia e l’entità delle manifestazioni cliniche, soprattutto a livello della cute (dall’eritema, a quadri maculo-papulari, bollosi, eczematosi, pomfoidi, discromici, ulcerativi etc.). La clinica di queste condizioni inoltre non dipende solo dalla patologia in gioco, ma nell’ambito della stessa patologia può variare moltissimo per frequenza e gravità su base individuale e in funzione di tempi, durata e frequenza dell’esposizione. La radiazione UV rappresenta la regione spettrale maggiormente coinvolta per quanto riguarda l’induzione e/o l’esacerbazione di manifestazioni cliniche a livello della cute negli individui affetti, ma anche il visibile può acquisire rilevanza, soprattutto nel caso di condizioni rare (quali l’orticaria solare) o per alcuni tipi di reazione di fotosensibilizzazione. La loro valutazione ai fini della formulazione del giudizio di idoneità e dell’eventuale adozione di misure di protezione particolare è demandata al M.C., il quale dovrà tener conto della condizione considerata, della frequenza con la quale può essere riscontrata, delle modalità espositive del lavoratore, delle eventuali patologie pregresse e concomitanti, dell’esito di eventuali esami specialistici (dermatologici o di altro tipo) e dell’utilizzo di DPI.
La tabella seguente riporta, per completezza, la classificazione delle fotodermatosi e delle reazioni di fotosensibilizzazione e deve essere letta nell’ottica di quanto precedentemente discusso.
Quadro sinottico delle condizioni patologiche che possono determinare un’aumentata fotosensibilità a livello della cute (da Grandi et al., 2016 – adattata e integrata).
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Gruppo |
Sottogruppo(i) |
Singola condizione |
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Fotodermatosi autoimmuni (condizioni con anomala risposta della cute alla radiazione UV e possibilmente alla radiazione visibile sulla base di meccanismi immuno-mediati) |
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Eruzione solare polimorfa, dermatite cronica attinica, Hydroa vacciniforme, orticaria solare, prurito attinico |
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Fotogenodermatosi (condizioni con instabilità genomica dovuta all’alterazione di uno o più meccanismi di riparo del DNA, che comportano aumentata fotosensibilità e/o aumentato rischio di neoplasie cutanee) |
Da alterato riparo del DNA |
Xeroderma pigmentosum, sindrome di Cockaine, tricodistrofia |
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Da mancanza di elicasi |
Sindrome di Bloom, sindrome di Rothmund-Thomson |
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Dermatosi fotoaggravate (condizioni che coinvolgono la cute o sono confinate alla cute, in parte di natura autoimmune, le quali, in termini di manifestazioni cliniche, possono essere occasionalmente o abitualmente esacerbate alla radiazione UV o possono essere talvolta associate a fotosensibilità) |
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Lupus eritematoso, psoriasi, sindrome di Sjogren, dermatomiosite, artrite reumatoide, sclerodermia, poliarterite nodosa, sindrome antifosfolipidi, sindrome di Wegener, dermatiti bollose (pemphigo e pemphigoide), lichen planus, dermatite atopica, dermatite seborroica, rosacea, acne volgare, discheratosi follicolare (malattia di Darier), sindrome di Kindler-Weary, sindrome di Smith-Lemli-Opitz, fotosensibilità da infezione da HIV |
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Reazioni di fotosensibilizzazione (dovute all’esposizione combinata a radiazione ottica - UV e, in minor misura, visibile - e agenti chimici) |
Endogene |
Porfirie epatiche |
Porfiria cutanea tarda, porfiria epatoeritropoietica, porfiria variegata, coproporfiria ereditaria |
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Porfirie eritropoietiche |
Porfiria congenita eritropoietica, protoporfiria eritropoietica |
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Esogene |
Reazioni fototossiche |
Farmaci, piante, alcuni inquinanti ambientali, componenti di formulazioni per l’igiene e la persona etc. |
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Reazioni fotoallergiche |
Farmaci, piante, alcuni inquinanti ambientali, componenti di formulazioni per l’igiene e la persona etc. |
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Soggetti in trattamento cronico o ciclico con farmaci fotosensibilizzanti
Antibiotici come le tetracicline ed i fluorochinoloni; anti-infiammatori non steroidei come l’ibuprofene ed il naprossene; diuretici come la furosemide; ipoglicemizzanti come la sulfonil-urea; psoraleni; acido retinoico; acido aminolevulinico, neurolettici come le fenotiazine; anti-aritmici come l’amiodarone. Nella tabella A_2_a viene riportato l’elenco delle sostanze /farmaci fotosensibilizzanti presente anche sul PAF che verrà costantemente aggiornato all'indirizzo: https://www.portaleagentifisici.it/fo_ro_naturali_prevenzione_e_protezione.php?lg=I
Tabella A.2_a Agenti fotosensibilizzanti (da ICNIRP, 2004)
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Agenti |
Incidenza |
Tipo di reazione |
Intervallo delle lunghezze d'onda efficaci |
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Agenti fotosensibilizzanti dopo somministrazione locale |
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Solfonammidi e prodotti chimici associati (schermi solari, sbiancanti ottici) |
n.d.* |
Fototossica e fotoallergica |
290 - 320 nm |
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Disinfettanti (composti di salicilanilide in saponi e deodoranti) |
n.d. |
Fototossica e fotoallergica |
290 - 400 nm |
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Fenotiazine (creme, coloranti e insetticidi) |
n.d. |
Fototossica e fotoallergica |
320 nm - Visibile |
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Coloranti |
n.d. |
Fototossica iperpigmentazione |
Visibile |
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Catrame di carbone e derivati (composti fenolici) |
n.d. |
Fototossica |
340 - 430 nm |
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Oli essenziali (profumi e acque di colonia) |
n.d. |
Fototossica iperpigmentazione |
290 - 380 nm |
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Composti furocumarinici (psoraleni) |
n.d. |
Fototossica iperpigmentazione |
290 - 400 nm |
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Solfuro di cadmio (tatuaggi) |
n.d. |
Fototossica |
380 - 445 nm |
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Agenti fotosensibilizzanti dopo somministrazione orale o parenterale |
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Amiodarone |
Alta |
Fototossica |
300 - 400 nm |
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Diuretici a base di tiazide |
Media |
Fotoallergica |
300 - 400 nm |
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Clorpromazina e fenotiazine associate |
Media |
Fototossica e fotoallergica |
320 - 400 nm |
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Acido nalidixico |
Alta |
Fototossica |
320 - 360 nm |
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Farmaci antinfiammatori non steroidei |
Bassa |
Fototossica e fotoallergica |
310 - 340 nm |
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Protriptilina |
Alta |
Fototossica |
290 - 320 nm |
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Psoraleni |
Alta |
Fototossica
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320 - 380 nm |
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Sulfamidici (batteriostatici e antidiabetici) |
Bassa |
Fotoallergica |
315 - 400 nm |
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Tetracicline (antibiotici) |
Media |
Fototossica |
350 - 420 nm |
Inoltre devono essere annoverati tra i soggetti particolarmente sensibili al rischio da esposizione alle ROA anche coloro che:
Ai fini della sorveglianza sanitaria devono essere cautelativamente considerati particolarmente sensibili al danno retinico di natura fotochimica i lavoratori che hanno subito un impianto IOL (Intra Ocular Lens; “cristallino artificiale”), in particolare se esposti a radiazioni tra 300 e 550 nm.
Maggiori approfondimenti in merito sono reperibili nella letteratura medica specialistica di riferimento.
