Le lampade ad alogenuri metallici, tipicamente utilizzate per l’illuminazione di ambienti industriali, generano anche una certa quantità di radiazione UV-A che, alla distanza di impiego è sicuramente trascurabile, mentre può comportare il superamento del relativo VLE a distanza ravvicinata per lunghi tempi di esposizione.
I sistemi di illuminazione a led possono essere composti da più elementi radianti che, osservati alla normale distanza di utilizzo, sono visti sotto un angolo solido tale da non superare il limite di esposizione a luce blu; in caso di osservazione ravvicinata, la radianza del singolo elemento potrebbe costituire un rischio maggiore.
Si ricorda che la norma CEI-EN-IEC 62471 “Sicurezza fotobiologica delle lampade e sistemi di lampade”, prevede che la classificazione sia eseguita alla distanza alla quale la lampada produce un illuminamento di 500 lux ma non a distanza inferiore a 200 mm.
Risulta quindi possibile che, sistemi di illuminazione progettati per garantire un illuminamento dato a una certa distanza, e pertanto classificati come “esenti”, possano costituire un rischio quando fossero osservati a distanza ravvicinata, per esempio in caso di manutenzione.
Il problema riguarda indicativamente tutti gli interventi di manutenzione di qualunque tipo che richiedano di operare a meno di 1/10 della distanza fra la sorgente di luce e la superficie di lavoro per illuminare la quale la sorgente stessa è installata.
Fatto salvo che, per varie considerazioni di sicurezza, incluso il rischio di abbagliamento, in particolare in ambiente industriale, interventi di manutenzione del tipo sopra descritto dovrebbero prevedere la disattivazione dei corpi illuminanti, quando ciò non sia possibile deve essere valutato in modo specifico anche il rischio da esposizione a ROA.
