L’esposizione a corpi caldi o incandescenti comporta principalmente un riscaldamento della cute e della parte anteriore dell’occhio, mentre generalmente la temperatura non è mai sufficientemente elevata per presentare un rischio termico per la retina. I rischi principali sono quindi la formazione della cataratta a lungo termine e la bruciatura della cornea e della cute come danno immediato. Il livello di esposizione viene valutato tramite il calcolo delle grandezze Eir (limite “m” ed “n” allegato XXXII D.Lg.81/08) ed Hskin (limite “o” allegato XXXVII D.Lgs.81/08). Eir è la grandezza di riferimento per quanto riguarda i danni all’occhio la cui l’esposizione è passiva ovvero l’occhio del lavoratore risulta esposto anche in assenza di fissazione della sorgente, è sufficiente che essa entri nel suo campo visivo. Hskin è invece un limite di sicurezza per prevenire l’infortunio da ustione alla cute del lavoratore. Il limite si riferisce ad esposizioni inferiori a 10 secondi in quanto entro questo tempo un soggetto adulto e sano avverte la sensazione termica di bruciatura ed è in grado di allontanarsi e proteggersi autonomamente dalla sorgente. Se dalle valutazioni emerge che la durata di esposizione che determina il superamento del limite o) è di 10 secondi o di questo ordine di grandezza (anche fino a 30-50 secondi) l’operatore dovrà assolutamente proteggere da IR la cute esposta, per evitare l’ustione. In quanto la sorgente IR non è in grado di provocare ustioni solo se l’esposizione risulta molto inferiore del limite o) (cfr. ad esempio banca dati fusione metallo). Si ricorda inoltre che in presenza di livelli elevati di radiazione infrarossa, anche inferiori ai limiti presenti nel capo V (radiazioni ottiche artificiali), è necessario valutare il microclima dell’ambiente al fine di evitare colpi di calore (vedi FAQ MICROCLIMA). Per quanto riguarda l’esposizione a radiazioni ottiche artificiali ai sensi dell’art. 216 del D.Lgs.81/08, la valutazione del rischio può essere effettuata a partire dalla banca dati ROA del Portale Agenti Fisici, e procedure operative specifiche per dette sorgenti ivi presenti; ulteriori informazioni sono contenute nei report presenti nella sezione documentazione ROA del Portale Agenti Fisici, L’emissione infrarossa può essere in prima approssimazione modellizzata con una funzione che dipende solo dalla superficie del corpo e dalla sua temperatura (emissione di corpo nero) permettendo l’utilizzo di programmi di calcolo per stimare il livello di esposizione. Un esempio di software utile ad effettuare tale stima è Catrayon, realizzato dall’istituto nazionale francese per la sicurezza sul lavoro INRS.
(http://www.inrs.fr/media.html?refINRS=outil03)
Per quanto riguarda il rischio di danno oculare i DPI adatti ad attenuare la radiazione infrarossa possono essere o del tipo dorato, come nelle maschere utilizzate anche in presenza di incendi, oppure del tipo con vetro scuro. Questi ultimi devono essere marcati secondo la norma UNI EN 171 che prevede il codice di scala-gradazione del tipo 4-X (etichettatura). Il numero “4” (scala) indica che l’intervallo spettrale per cui il DPI è efficace è quello delle radiazioni infrarosse, mentre “X” è un numero che può andare da 1,2 a 10 e definisce il grado di attenuazione: maggiore è tale numero, maggiore è l’attenuazione, ma minore risulta la visibilità. Per tale motivo è importante scegliere un grado di attenuazione che permetta al lavoratore di non superare i limiti nel tempo di esposizione, penalizzando al minimo la visibilità. A tal proposito si evidenzia come non sia raro trovare operatori in reparti di fonderia che utilizzano DPI non espressamente concepiti per la radiazione infrarossa, ad esempio occhiali per UV o per il solare. Questa scelta è errata per diversi motivi: tali DPI non necessariamente hanno una specifica per l’attenuazione negli infrarossi, quindi non è garantito che abbattano sufficientemente la radiazione IR nociva, invece di solito attenuano molto la parte visibile della radiazione. Ciò comporta che la fissazione della sorgente incandescente non provoca più quel fastidio visivo all’operatore che lo porterebbe ad interrompe la fissazione diretta della sorgente e ciò comporta inevitabilmente l’incremento dell’esposizione ad IR dell’operatore. Inoltre a parità di efficacia nell’abbattimento della radiazione infrarossa, un DPI non concepito espressamente per tale radiazione, offre in generale una visibilità minore.
La norma UN EN 171 fornisce dei valori di riferimento per l’attenuazione in funzione della temperatura del corpo incandescente: ad esempio fino a temperature di 1050°C è consigliato un numero di scala pari a 4-1,2 arrivando fino a temperature di 2220°C per le quali è consigliato il numero di scala massimo.
Si fa presente che in alcune situazioni la componente di infrarosso C della radiazione, potrebbe essere preponderante rispetto alla componente di infrarosso B. In tali casi i limiti presenti all’allegato XXXVII, che non considerano la regione IRC della radiazione, potrebbero essere rispettati, tuttavia si potrebbe ancora avere un riscaldamento eccessivo dell’occhio di un operatore che si trovi in prossimità della sorgente. Si consiglia al riguardo di consultare la documentazione presente sul PAF-sezione ROA.
Il danno alla cute viene evitato utilizzando indumenti in grado di bloccare l’irraggiamento verso il corpo. Normalmente negli ambienti con presenza di materiale incandescente a vista, vengono utilizzati indumenti in grado di proteggere da proiezioni di materiale fuso, tali indumenti sono in grado di proteggere la cute anche dall’irraggiamento. Si ricorda che la scelta degli indumenti è rilevante anche nella valutazione dello stress termico che, come detto, deve essere tenuto sotto controllo da una corretta valutazione del microclima.
