Quando nell’ambiente di lavoro sono presenti materiali con temperature elevate ma non incandescenti, si può avere un livello rilevante di infrarosso. All’aumentare del livello di esposizione oltre al rischio di esposizione a radiazioni ottiche artificiali, diventa rilevante anche il rischio da colpo di calore; per tale motivo in questi casi deve essere effettuata anche la valutazione del microclima dell’ambiente. Si ricorda che il livello di emissione di radiazione infrarossa dipende sostanzialmente dalla temperatura superficiale dei materiali presenti e dall’estensione della loro superficie, per tale motivo risulta piuttosto semplice realizzare modelli in grado di calcolare il livello di esposizione da tali sorgenti. In particolare data una superficie con una determinata estensione, è possibile stabilire una temperatura massima al di sotto della quale sono rispettati i limiti di esposizione vigenti. Per valori di temperatura superiori occorre limitare l’esposizione mettendo in atto, nell’ordine dato, le seguenti azioni: compartimentazione della sorgente, utilizzo di procedure che comportino un’esposizione minore, utilizzo di dispositivi di protezione collettiva (DPC) o quando ciò non sia possibile, utilizzo di DPI. La scelta dei DPI oculari deve essere il risultato del bilanciamento fra le esigenze di protezione e di visibilità per non compromettere la sicurezza ed il corretto svolgimento della mansione assegnata; normalmente in presenza di corpi non incandescenti non vi è il rischio di ustione della cute per irraggiamento, ma solo per contatto, in tal senso devono quindi essere scelti i DPI per la cute. Per maggiori approfondimenti si consiglia di consultare la sezione ROA del Portale Agenti Fisici.
